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# Battuta d’arresto o fine di un ciclo? Il volley giovanile italiano dopo l’estate 2026
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/battuta-darresto-o-fine-di-un-ciclo/
- Published: 2026-09-01T06:03:37.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:13:48.000Z
- Description: Una stagione senza ori può essere una semplice battuta d'arresto, ma anche il primo test di un ricambio generazionale: il vero giudizio sul progetto arriverà soltanto negli anni.
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

L’estate 2026 del volley italiano non si è ancora chiusa. Settembre ci dirà se i gruppi Seniores di Velasco e De Giorgi riusciranno a portare a casa l’oro, continuando a scrivere pagine importanti di questo sport. Oggi su Fuori Rete l’attenzione si sposta su un altro fattore. La dipendenza tra risultati delle “prime squadre” e quella dei gruppi under azzurri. A Taranto la nazionale maschile ha conquistato il bronzo ai Giochi del Mediterraneo battendo la Turchia al tie-break, mentre quella femminile si è fermata in finale proprio contro la Turchia, 0-3, e si accontenta dell’argento. Due medaglie, nessun oro, in casa. Altrove sarebbe un buon torneo; nel volley italiano, abituato a vincere quasi per prassi, viene letto come un segnale. E non lo dice chi scrive, ma il mondo critico e lunatico dei social media, spaccato a metà tra chi difende a spada tratta l’operato dei vari collettivi e chi avrebbe pensato a qualcosa in più.

Il dubbio può esserci. Il settore giovanile maschile ha vissuto la sua stagione più difficile degli ultimi anni: Under 22 eliminata nei gironi dell’Europeo, Under 18 quarta, Under 17 fuori agli ottavi del Mondiale. Per la prima volta dopo diverse estati consecutive, chiude senza un titolo internazionale.

Battuta d’arresto statistica, del tipo che capita in ogni ciclo sportivo, o primo segnale della fine di un picco?

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## La spiegazione del direttore tecnico

Non è solo una sensazione da appassionati: lo stesso ambiente tecnico l’ha messo nero su bianco. In un’intervista pubblicata da *Volley News il 31 agosto*, il giornalista Giuliano Bindoni descrive l’estate delle nazionali giovanili maschili come un’annata che ha rischiato seriamente di chiudersi a “zero titoli”, una battuta d’arresto a cui la Federazione non era più abituata da tempo.

Interpellato su cosa non abbia funzionato, il direttore tecnico Vincenzo Fanizza non ha negato la difficoltà del bilancio, ma ha spostato l’attenzione sul processo, parola fondamentale: progettualità. In primis parlando di giocatori chiave che oggi sono nel pieno dei ritiri. A differenza di altre situazioni, hanno avuto la possibilità di recuperare, arrivare al top della condizione alla stagione dei club. Nè un regalo nè una leggerenzza. Giocatori U22 ormai a fine ciclo, ma potenzialmente utili alla cuasa Seniores, se troveranno il giusto spazio e i giusti numeri quest’anno. Fanizza ne cita tre: Tommaso Barotto, Lorenzo Gironi e Giulio Magalini erano indisponibili per infortunio, e nell’Under 22 sono stati schierati sistematicamente tre giocatori classe 2008, più giovani del limite della categoria. A supporto di questa testi, cita come esempio Pardo Mati, che questa estate ha alternato il lavoro con la seniores e con l’Under 22: segno, dice, che il giocatore è già trattato come patrimonio della nazionale maggiore. E rilancia la sfida a distanza: tra qualche anno si vedrà chi, tra i ragazzi lanciati oggi, sarà davvero arrivato in alto.

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## Perché il femminile racconta una storia diversa

Mentre il maschile attraversava questa stagione complicata, il giovanile femminile ha continuato a produrre risultati: oro europeo Under 18 e terzo titolo continentale consecutivo dell’Under 22\. Non un sistema che smette di funzionare nel complesso, quindi, ma un netto scollamento tra i due comparti. Dire semplicemente “l’Italia giovanile non vince più” sarebbe impreciso, oltre che sbagliato.

## Il punto vero: perché il giovanile deve essere laboratorio

Le nazionali maggiori italiane, in questo momento, non hanno alcun bisogno di appoggiarsi ai risultati del giovanile per dimostrare la salute del movimento: sono già ai vertici assoluti. Il maschile di De Giorgi è campione del mondo in carica dal 2025 (battuta la Bulgaria in finale). Il femminile di Velasco è campione olimpico da Parigi 2024 e campione del mondo dal 2025; agli Europei 2026 ha chiuso il girone imbattuto ed eliminato la Bulgaria 3-0 negli ottavi, volando ai quarti.

Quando la vetrina è già piena di trofei, il settore giovanile può permettersi di non rincorrere il risultato immediato. Anzi, è proprio questo il momento in cui la Federazione dovrebbe investire di più sulla funzione di ricerca e sviluppo delle nazionali under: farle crescere, testarle sotto pressione internazionale, individuare chi sarà pronto tra tre o quattro anni, quando l’attuale generazione d’oro comincerà fisiologicamente a scendere. Le under non devono vincere. Possono, e quando succede resta un buon segnale. Ma il compito principale è un altro: costruire la prossima generazione di titolari della nazionale maggiore.

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## La citazione che in pochi conoscono: la scienza del talento dà ragione a Fanizza

Tra le linee guida personali che mi sono autoimposto su questo spazio c’è anche la volontà ferma di non scrivere di getto, lasciando al lettore solo la mia filosofia. Ecco, anche in questo momento di flessione, di discussione sul mancato dominio azzurro, professionisti di gran lunga più dotti del sottoscritto possono aiutare a capire meglio il fenomeno sportivo, affinchè questa discussione sembri meno “di pancia”. Il tedesco Arne Güllich, tra i massimi esperti mondiali di sviluppo del talento, ha guidato nel 2023 su *Sports Medicine* la metanalisi più ampia mai fatta sul tema: quanto il successo da junior predice quello da senior? Su oltre ventimila atleti tra Giochi Olimpici e mondiali di diverse discipline, la risposta è controintuitiva: junior di successo e senior di successo risultano perlopiù popolazioni separate. Ingresso precoce nei programmi di talento, iper-specializzazione adolescenziale e traguardi agonistici anticipati sono correlati in negativo, non in positivo, con il successo da senior, anche quando garantiscono più medaglie da ragazzi.

Le federazioni che inseguono l’oro giovanile a tutti i costi, selezionando i più pronti oggi invece dei più promettenti domani, tendono a produrre meno campioni assoluti nel lungo periodo. È, involontariamente, lo stesso argomento di Fanizza quando schiera tre 2008 nell’Under 22 invece di inseguire vittorie con una rosa già matura: la sua logica non è un alibi di comodo, è coerente con ciò che la scienza del talento osserva da anni, in decine di discipline e paesi.

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## La domanda giusta per i prossimi anni

La tesi di Fanizza, e la ricerca di Güllich che la sostiene, sono verificabili solo col tempo: se tra due o tre anni i ragazzi lanciati in questa stagione difficile saranno titolari in nazionale maggiore, la scelta di privilegiare la crescita sarà stata corretta. Se non lo saranno, l’alibi della progettualità avrà retto solo sulla carta. Più che chiedersi oggi se il 2026 sia stato un fallimento, la domanda utile è un’altra: quali indicatori useremo, negli anni a venire, per stabilire se questa estate complicata sia stata un investimento sul futuro o solo una battuta d’arresto senza seguito?