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# Cinque euro non sono uno sconto: quanto vale un palazzetto pieno?
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/cinque-euro-non-sono-uno-sconto-quanto/
- Published: 2026-08-22T10:25:48.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:13:49.000Z
- Description: Offanengo dimezza il biglietto e apre gratis a under 13 e over 70. Sembra beneficenza, è la mossa più razionale che una società di A2 possa fare quando ha Milano a un'ora di macchina e 6mila abitanti
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

## Un prezzo che non serve a fare cassa

In A2 femminile la biglietteria è un arrotondamento. Un club di seconda serie campa di sponsor, contributi, quote del settore giovanile; quello che entra dal botteghino in una sedicina di serate dentro un impianto da milleduecento posti copre a stento i costi della serata stessa, tra steward, riscaldamento, refertista, streaming.

Quando Offanengo porta il ticket da dieci a cinque euro, quindi, in valore assoluto rinuncia a poco. In valore strategico sposta una riga di bilancio: il biglietto smette di essere un ricavo e diventa un costo di acquisizione. È il meccanismo per cui una piattaforma regala il primo mese e per cui il supermercato mette il sottocosto all’ingresso. I soldi non si fanno sulla porta, si fanno su quello che succede dopo averla varcata.

## L’imbuto: entri a cinque euro, il valore arriva dopo

I dieci euro non erano una barriera economica, nessuno rinuncia a una serata per dieci euro. Erano una barriera cognitiva: obbligavano a farsi una domanda, ne vale la pena, e la domanda è esattamente il punto in cui si perde la gente. Cinque euro non aprono nessuna istruttoria. Una banconota sola, niente resto, niente scelta del settore, niente ridotti da verificare in cassa.

Chi entra una volta però non è ancora un tifoso. Lo diventa per ripetizione, e qui il calendario dà una mano: la A2 2026/27 passa al girone unico con diciassette squadre e trentaquattro giornate, quindi più gare interne rispetto al vecchio formato. Le abitudini si costruiscono sulla frequenza prima che sull’intensità, e sedici appuntamenti valgono molto più di dodici.

In fondo all’imbuto ci sono abbonamenti, magliette, il bar. Ma soprattutto c’è un numero da mettere sul tavolo degli sponsor, e non è quanto incassiamo: è quante persone del Cremasco tocchiamo dal vivo, sedici volte l’anno, per due ore.

## Il mercato vero è a due lati

Una società sportiva vende due prodotti a due clienti diversi: spettacolo al pubblico, attenzione agli sponsor. Sussidiare un versante per monetizzare l’altro-

Un palazzetto pieno vale di più per chiunque: per l’azienda che compra visibilità, per le atlete che giocano davanti a un muro di voci, per la Lega che confeziona il prodotto televisivo. Milleduecento posti occupati a cinque euro battono seicento posti occupati a dieci sotto ogni profilo, incasso compreso. Il pubblico in fin dei conti non è il cliente finale, ma l’asset che rende vendibile tutto il resto.

E i numeri di sistema aiutano. La Lega ha chiuso l’ultima stagione oltre quota 578mila presenze fra A1 e A2, con la sola A2 avanti di oltre il tredici per cento sugli spalti e le visualizzazioni YouTube triplicate. Chi riempie adesso, capitalizza dopo.

## Perché Offanengo non poteva competere sul prodotto

Qui la scelta smette di essere intelligente e diventa quasi obbligata. Facciamo la geografia.

Nel raggio di un’ora dal PalaCoim ci sono Milano, Bergamo e Brescia neopromossa, con Novara poco più in là: piazze di A1, giocatrici da nazionale, biglietti non enormemente più cari. Nella sola provincia di Cremona ci sono due squadre di A2, Offanengo e la VBC Cremonese, che il 25 ottobre si trovano di fronte nel derby. Allarga di poco e trovi Costa Volpino e Busto Arsizio. È probabilmente il quadrante più affollato di pallavolo femminile d’Europa.

Offanengo ha seimila abitanti. Sulla qualità del prodotto non può vincere, perché chi cerca l’eccellenza prende la macchina e va a Milano. Sul bacino demografico nemmeno. Le restano accessibilità e appartenenza, che sono le uniche due leve su cui nessuno la può battere in casa propria. Offanengo ha cambiato terreno sulla quale competere.

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## Under 13 e over 70, il targeting più fine della manovra

La gratuità non è distribuita a caso. Sono le due fasce senza reddito proprio, quelle su cui il prezzo pesa davvero, ma soprattutto sono le due con la maggiore capacità di trascinamento. Un bambino non arriva mai da solo, porta due genitori paganti. Un nonno nemmeno, porta i nipoti. Offanengo ha regalato l’ingresso ai connettori della rete, non ai singoli.

Poi c’è la parte che non si misura e che forse conta di più. In un paese di seimila anime i luoghi di aggregazione si sono assottigliati, e il palazzetto resta uno degli ultimi spazi in cui generazioni diverse stanno nella stessa stanza per due ore a fare la stessa cosa. Capitale sociale, terzo luogo, chiamatelo come volete: è un bene pubblico prodotto come effetto collaterale dell’attività ordinaria.

Il resto della strategia va nella stessa direzione. Amichevoli itineranti nei paesi attorno, Izano, Pianengo, Vailate. Presentazione in piazza. E un nome, Dragons, preso dal drago Tarantasio che secondo la leggenda abitava il lago Gerundo: una dichiarazione di radicamento prima che un’operazione di marchio.

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## I rischi, perché ci sono

Raccontarla solo in positivo sarebbe disonesto. I prezzi scendono con facilità e risalgono con enorme fatica: se fra tre anni la Dragons volesse tornare a dieci euro, il pubblico conquistato percepirebbe un raddoppio e non un ritorno alla normalità.

C’è poi il prezzo come segnale. Una parte del mercato legge il costo del biglietto come indizio della qualità dello spettacolo, e cinque euro comunicano accessibilità ma possono comunicare anche modestia. Rischio governabile solo se la squadra in campo tiene botta.

E c’è il tetto del volume. Milleduecento posti sono milleduecento posti: anche col tutto esaurito sistematico, che in A2 non ottiene nessuno visto che il riferimento resta Brescia con ventitremila spettatori in diciannove gare, il ricavo diretto rimane marginale. Se l’imbuto si ferma alla porta d’ingresso, resta un bel gesto senza ritorno.

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## Cosa dice questa scelta al resto della categoria

La A2 vive in una posizione scomoda. Gira l’Italia da nord a sud, porta un marchio, ha ormai una copertura mediatica reale, ma non ha i budget né la visibilità della serie sopra. Molte società hanno reagito provando a somigliare all’A1, con listini e linguaggi presi in prestito da un mondo che non è il loro. Offanengo ha smesso di guardare in alto e si è messa a guardare intorno.

Il messaggio, tolta la retorica, è che una comunità larga e attiva vale più di un pubblico ristretto che paga bene. Per gli sponsor, per il settore giovanile, per la sostenibilità nel lungo periodo.

Il 4 ottobre, con l’Itas Trentino al PalaCoim, arriva il primo dato, e non sarà quello decisivo. Il numero che conta si vede a gennaio, quando fuori fa freddo e magari la squadra sta perdendo: lì si scopre chi era entrato per curiosità e chi è rimasto per appartenenza.