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# Cosa può insegnare la pallavolo russa al resto del mondo
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/cosa-puo-insegnare-la-pallavolo-russa/
- Published: 2026-04-06T06:48:30.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:04.000Z
- Description: La Siberia, il silenzio e ventiquattro sold-out consecutivi
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

È facile, guardando la Russia dal 2022 in poi, fermarsi all’esclusione. Vedere solo la porta chiusa. Ma chi lavora con i numeri sa che le porte chiuse costringono a costruire finestre, e che le finestre costruite per necessità spesso diventano le più interessanti da studiare.

Non sono qui a fare geopolitica, chi legge questa newsletter lo sa. Sono qui a guardare i freddi dati e, qualche volta, a trovare in posti inaspettati le risposte a domande che nel frattempo ci stiamo dimenticando di porci. La domanda, in questo caso, è semplice: cosa succede a una delle leghe di pallavolo più competitive al mondo quando viene recisa dal circuito internazionale? Collassa, sopravvive, o, terza opzione, (quella meno raccontata) impara qualcosa che il resto del mondo non ha ancora capito?

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## Il costo dell’esclusione, in numeri

Partiamo dall’inizio, e dall’inizio significa 2022\. La FIVB sospende la Russia da tutte le competizioni internazionali. Nel giro di settimane, la VFV: la Federazione Russa di Pallavolo, si trova a gestire una catastrofe economica silenziosa ma precisa.

L’evento più costoso non è la sospensione delle nazionali: è la perdita del Mondiale maschile 2022, che la Russia avrebbe dovuto organizzare. Gli investimenti infrastrutturali già sostenuti per quell’evento superano i 100 milioni di dollari. La VFV chiede un risarcimento alla FIVB di 45 milioni. La risposta è un no secco. La FIVB avrebbe potuto avanzare a sua volta una contropretesa da 25 milioni, e ha scelto di non farlo — gesto che ha evitato l’escalation legale, ma non ha alleggerito le perdite russe di un centesimo.

A questo si aggiunge la perdita dello sponsor principale della Superliga, sia maschile che femminile. E la perdita annuale di premi e diritti televisivi internazionali - Champions League, Volleyball Nations League e via discorrendo - che per i soli club di vertice supera il milione di dollari annuo.

Sul carta, doveva essere un disastro. Non lo è stato. E capire perché è più utile di qualsiasi commento politico.

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## Il modello che non doveva funzionare, e invece funziona

I principali club della Superliga sono sponsorizzati da entità che con la logica del mercato hanno poco a che fare. Zenit Kazan risponde a Gazprom e Tatneft. Zenit San Pietroburgo a Gazprom. Il Dynamo Mosca a VTB, banca statale. Il Lokomotiv Novosibirsk alle Ferrovie Russe. Budget annui nell’ordine, approssimativo certo, dei 10-15 milioni di euro, comparabili ai livelli pre-2022.

Questi soggetti non finanziano la pallavolo per un ritorno commerciale misurabile. Lo fanno per ragioni di immagine nazionale, di identità, di consenso politico locale. In un paese sotto sanzioni, sostenere lo sport diventa un atto quasi patriottico. Il rubinetto non si chiude, cambia solo la narrativa di giustificazione.

Questo è il punto di forza e insieme il punto debole del modello russo. La dipendenza dallo stato garantisce stabilità nell’immediato. Ma un sistema che non impara a generare valore autonomamente smette, nel tempo, di innovare. E qui sta il paradosso più interessante di tutta la storia: in un sistema nazionale dove la maggior parte non ha bisogno di innovare, un club ha deciso di farlo lo stesso. Quel club si chiama Lokomotiv Novosibirsk (la squadra dell’astro nascente Simeon Nikolov per intenderci), ed è da quella storia che vale la pena imparare.

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## Novosibirsk, Siberia. Ventiquattro sold-out di fila.

Novosibirsk non è Mosca. Non è Kazan. È una città siberiana di un milione e mezzo di abitanti, a quattro ore di fuso orario dalla capitale, in un territorio dove l’inverno dura sei mesi e le alternative di intrattenimento sono quello che sono.

Il Lokomotiv non è il club più ricco della Superliga. Non ha il roster più stellare. Non ha vinto tutto quello che hanno vinto gli Zenit. Tra i tanti club russi, è quello che più si potrebbe, con le dovute proporzioni certo, avvicinare al modello di un club italiano.

Eppure nella stagione 2023-2024 ha registrato 24 sold-out consecutivi nella regular season. Con una media di 5.200 spettatori su 5.800 posti disponibili. ([Qui l’intervista del 2 aprile 2026 al loro direttore marketing, vale la pena leggerla](https://sport.business-gazeta.ru/article/315093?ref=fuori-rete.ghost.io)) Un tasso di riempimento superiore al 90%. Per contestualizzare: in Italia, i palazzetti della SuperLega registrano mediamente tra il 50 e il 70% di riempimento. I sold-out sistematici, non legati a singoli eventi o finali, sono rari. Non impossibili sicuramente, ma rari. Come ci è arrivato il Lokomotiv? Il responsabile marketing del club, intervistato da *Business Gazeta Sport*, ha usato una frase, la cui traduzione mi sono appuntato: *“Vendiamo un’esperienza, non uno sport. La pallavolo è il pretesto.”*

Sì lo so, è una frase che si sente spesso. C’è chi lo fa bene, guarda Verona, Perugia, Vero Volley, e tanti club che ne predicano la nuova essenza senza mai staccarsi dalla tradizione. Nel caso della compagine russa è una dichiarazione operativa con conseguenze concrete.

Sopra trovate il link per leggerla integralmente, ma per essere completi, non posso che citarvi alcuni importanti passaggi dell’intervista a Ivan Shamov, direttore generale del Lokomotiv Novosibirsk. Di seguito i concetti chiave:

**Il prodotto non è la partita, è l’atmosfera.** Il palazzetto apre novanta minuti prima del fischio. DJ, animatori, truccatori, aree interattive, spettacolo di balletto, ingresso scenografico dei giocatori. Tutto questo funziona indipendentemente dall’avversario: anche contro le squadre di bassa classifica, nessuna voce di spesa viene tagliata.

**Il pricing è uno strumento di comunità.** Biglietti da 400 rubli in regular season, sconti strutturali per bambini, studenti e pensionati. Gli abbonamenti stagionali esistono solo per i settori laterali: quelli centrali restano a biglietto singolo, perché chi compra il singolo biglietto ha più probabilità di presentarsi davvero. Logica controintuitiva, risultati misurabili.

**Il 99% dei biglietti viene venduto online.** Allo sportello fisico restano solo poche unità per chi non riesce ad acquistarle digitalmente. Zero code, dati puliti sul comportamento d’acquisto.

**Il pubblico target è la famiglia.** Il “Lokofamily” è un’architettura progettuale prima ancora che uno slogan. Gruppi scolastici gratuiti accompagnati in treno dalle Ferrovie Russe, quote riservate ai veterani, bambini in campo nelle partite di beneficenza. Il bambino di oggi è l’abbonato di domani.

**Le star locali vendono più delle grandi firme.** Le maglie più vendute sono quelle di Lyzik, Nikolov e Kazachenkov: giocatori con cui il pubblico ha costruito un legame diretto nel tempo, stagione dopo stagione.

**Il reparto marketing è composto da quattro persone.** Biglietteria, sponsor, social, organizzazione della giornata di gara, merchandising: tutto passa da lì. Un modello snello per necessità, diventato replicabile per virtù.

**La responsabilità sociale costruisce identità.** Le partite di beneficenza, i bambini in remissione in campo, le casse di miele siberiano ai migliori giocatori: ogni gesto sedimenta un’immagine di club che sopravvive ai risultati sportivi e ai cicli di squadra.

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## Il palazzetto come teatro. Il biglietto come punto di ingresso.

Ripartiamo dunque dai punti citati sopra. L’ingresso dei giocatori al Lokomotiv è uno spettacolo autonomo: luci, musica, effetti scenici. Il palazzetto non apre 15 minuti prima della partita: apre un’ora e mezza prima, e c’è già qualcosa da vedere. Lo show inizia 45 minuti prima del fischio, con animazioni, competizioni per il pubblico, esibizioni. Non è pallavolo con un po’ di animazione intorno. È un evento in cui la pallavolo è il momento centrale.

I biglietti partono da circa 3 euro. Arrivano a 15\. La differenziazione di settore permette alle famiglie e agli studenti di entrare, e agli abbonati abituali di costruire una fedeltà stagionale. Il principio è preciso: meglio un palazzetto pieno a prezzi bassi che mezzo vuoto a prezzi alti. Il margine si recupera altrove come in merchandising, abbonamenti, esperienze premium per chi vuole di più.

E il merchandising del Lokomotiv non è la maglietta da trasferta in vendita in uno stand. È una linea costruita attorno ai giocatori del vivaio locale, non alle stelle acquistate sul mercato. I capi dei giocatori più amati dalla tifoseria esauriscono le scorte online in poche ore. L’identità del club è radicata nel territorio, non importata da fuori.

Il club ha investito in modo specifico nel pubblico delle famiglie. Aree gioco per bambini, offerte pacchettizzate per genitori con figli, attività interattive per i più giovani. L’obiettivo dichiarato - e questo è il dato che trovo più interessante - è trasformare il bambino che viene allo stadio a 8 anni in un abbonato a 25\. Il lifetime value del tifoso viene pensato in decenni, non in stagioni.

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## Il paradosso che nessuno racconta

Prima del 2022, i club russi di vertice potevano permettersi di non investire troppo sull’esperienza del pubblico locale. La visibilità internazionale faceva molto del lavoro. Partecipare alla Champions League, avere nazionali nel roster, competere con i migliori club d’Europa. Tutto questo generava un’aureola che riempiva i palazzetti quasi automaticamente. Quell’aureola è sparita. E allora il Lokomotiv si è trovato a dover rispondere a una domanda che in Europa non viene ancora posta con sufficiente urgenza: *se non possiamo vendere vittorie internazionali, cosa vendiamo?*

Ha fatto notizia la recente crisi dello Klub Sportowy Jastrzębski Węgiel in Polonia. Squadra di respiro internazionale, che nel suo doversi ridimensionare a causa della perdita di un main sponsor, ha smarrito la via. Oggi pensare a una pallavolo sostenibile, che possa lentamente “camminare da sola”, è ancora difficile. Ma una risposta si può trovare in Siberia. Un modello vincente di ciò che intendiamo quando sentiamo il famoso “vendiamo appartenenza”. Ma cosa significa? La Lokomitv lo ha spiegato con i fatti. Vendiamo l’identità di essere parte di qualcosa che appartiene alla nostra città. Vendiamo l’emozione condivisa di un palazzetto pieno. Vendiamo una serata in cui la qualità dell’esperienza non dipende dal risultato.

Questo spostamento concettuale - dall’eccellenza sportiva come prodotto all’esperienza comunitaria come prodotto - è esattamente ciò che molti club europei stanno cercando di definire senza ancora trovare una risposta convincente.

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## La Russia non ha smesso di costruire futuro

C’è un’altra storia dentro questa storia, e riguarda i giovani. Mentre le nazionali senior erano escluse, la Russia ha investito massicciamente nel vivaio. La GEOTEK Youth League, sanzionata dalla VFV, ha mantenuto attivo il circuito giovanile. La Friendship Cup U19, presentata come il più grande torneo internazionale di pallavolo giovanile mai organizzato in Russia, ha portato squadre straniere a Mosca e ha tenuto aperto un canale di confronto internazionale per i più giovani. Non per i campioni già formati: per quelli che stanno diventando.

Nel 2024, la FIVB ha aperto un percorso di reintegrazione limitata per le nazionali giovanili russe e bielorusse. Una porta stretta, ma reale. E la Russia l’ha attraversata subito.

I quattro anni di isolamento non sono stati anni persi per il vivaio russo. Sono stati anni di costruzione silenziosa. La vera sfida arriverà tra il 2027 e il 2030, quando questi ragazzi raggiungeranno l’età senior. Sapremo allora se il sistema ha tenuto. Per ora, i segnali dicono di sì.

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## Il confronto con l’Italia che vince

L’Italia in questo ciclo ha fatto tutto bene. Oro olimpico a Parigi 2024, vertice del ranking FIVB, SuperLega con budget competitivi (range complessivo stimabile in 5-10 milioni per i club di punta), nel femminile abbiamo il Club Italia come modello di sviluppo del talento riconosciuto a livello mondiale. Non ho interesse nel ridimensionare questo, sarebbe disonesto. Scordatevelo.

Ma c’è una domanda che il successo italiano tende a nascondere sotto il tappeto: quanto di quel pubblico che oggi riempie i palazzetti nei momenti alti dipende dal ciclo vincente delle nazionali? E cosa succederebbe se quel ciclo finisse, come finisce sempre, prima o poi?

La Russia ha mostrato, involontariamente nella maggior parte dei casi, quanto sviluppare il senso di appartenenza possa essere la chiave per una pallavolo sostenibile. Il Lokomotiv Novosibirsk è l’esempio più lampante. Ma come sempre ricordo in questo spazio di riflessioni e idee, la pallavolo è così vasta (e aggiungo poco trattata dai grandi media), che di indagini e approfondimenti solo su questo tema se ne potrebbero fare ancora e ancora.

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## Cosa possiamo imparare

Non sto dicendo di copiare la Russia. Il modello russo regge perché colossi come Gazprom non ritirano i fondi anche sotto sanzioni, e questa è una condizione che nessun club occidentale può replicare. Sarebbe intellectualmente disonesto presentarlo come modello esportabile nella sua interezza.

Ma ci sono alcune domande che il caso russo - e il caso Lokomotiv in particolare - pone con una chiarezza che non si può ignorare.

Quanta parte della vostra strategia di audience è costruita sull’ipotesi “se vinciamo, la gente viene”? Il vostro pricing è pensato per massimizzare il ricavo per singolo biglietto, o per massimizzare la dimensione della community nel tempo? Conoscete la città in cui giocate tanto quanto conoscete il vostro roster? Quanto del budget va al vivaio come investimento strutturale, non come obbligo regolamentare?

Domande scomode, forse. Ma sono le domande che a Novosibirsk si sono fatti per necessità, e che hanno prodotto sold-out, record, e percentuali di riempimento ancora lontane tanto in Italia quanto all’estero.

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I sistemi comodi tendono all’omologazione. Tutti guardano gli stessi benchmark, tutti inseguono gli stessi modelli, tutti ottimizzano per gli stessi KPI. Un sistema messo sotto pressione, invece, è costretto a inventare. A chiedersi da capo cosa vuole essere, per chi esiste, quale valore produce davvero.

La pallavolo russa, nel suo isolamento, ha posto domande che il resto del mondo del volley dovrebbe porsi per scelta, senza aspettare di essere costretti a farlo.

Novosibirsk dista 3.300 chilometri da Mosca e circa 5.000 da Roma. Ma alcune delle sue risposte potrebbero essere molto più vicine di quanto sembri. I numeri, anche stavolta, non mentono.