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# Cuneo apre all’azionariato popolare: può il volley diventare una proprietà collettiva?
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/cuneo-apre-allazionariato-popolare/
- Published: 2026-09-15T05:59:48.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:13:46.000Z
- Description: Il Cuneo Volley apre il capitale a tifosi, cittadini e imprese attraverso l’equity crowdfunding. È un passaggio nuovo per la pallavolo italiana, ma soprattutto un’occasione per riflettere sul futuro
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Il **Cuneo Volley** apre il capitale a tifosi, cittadini e imprese con un'operazione di **equity crowdfunding**. Un'iniziativa inedita per la pallavolo italiana, che riaccende il dibattito sulla sostenibilità economica dello sport professionistico: l'azionariato diffuso può davvero integrare, o addirittura sostituire, il modello tradizionale incentrato sul singolo mecenate? Questa è la domanda dalla quale sono partito per parlare del tema qui su *Fuori Rete*, provando a spiegare pro e contro di un sistema quantomeno inusuale nel movimento pallavolistico di alto livello.

## Come si sostiene oggi un club?

Ci sono almeno due modi per sostenere una società sportiva. Il primo è quello tradizionale: un imprenditore, una famiglia o una rete di aziende mette capitale, competenze e relazioni al servizio di un club. Lo sport diventa così un investimento sul territorio, capace di produrre visibilità, reputazione, relazioni commerciali e senso di appartenenza. È il modello che ha accompagnato gran parte della crescita della pallavolo italiana di vertice. Il secondo prova invece a distribuire la proprietà. Non più soltanto pochi grandi investitori, ma una comunità di piccoli soci che partecipa al capitale e, almeno potenzialmente, al futuro della società. È su questa seconda strada che Cuneo ha deciso di muoversi.

## La novità parte da Cuneo

Durante la presentazione della stagione 2026/27, Gabriele Costamagna ha annunciato l’apertura del capitale del Cuneo Volley attraverso una campagna di equity crowdfunding realizzata con Mamacrowd. L’operazione prevede due soglie di partecipazione, da **200 e 2.000 euro**, e consente a tifosi, cittadini, famiglie e imprese di entrare nella compagine societaria.

Il significato dell’operazione, però, non sta soltanto nella cifra. Costamagna ha descritto il presidente come il custode di un club che dovrebbe appartenere alla gente e sopravvivere alle persone che lo guidano. È un’idea diversa da quella classica del proprietario che finanzia, governa e, quando decide di uscire, determina anche il destino della società. Cuneo, peraltro, non arriva a questo passaggio dal nulla.

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## Dal socio-imprenditore al socio-tifoso

Nel 2022, quando Costamagna diventò presidente, il Cuneo Volley aveva già scelto di allargare la propria struttura societaria. Il club aveva annunciato un aumento di capitale con quote da **2.000 euro**, rivolto soprattutto a imprenditori interessati a entrare nella società e a mettere a disposizione non soltanto risorse economiche, ma anche competenze e relazioni. L’obiettivo dichiarato era superare i venti soci. La differenza rispetto a oggi è sostanziale.

Nel 2022 Cuneo cercava di allargare la propria base imprenditoriale. Nel 2026 prova ad allargare la propria base proprietaria. È una differenza non marginale. L’idea è passare da una rete di aziende che sostiene il club a una comunità che, almeno in parte, ne possiede un pezzo. Il modello tradizionale non viene necessariamente eliminato: sponsor e grandi investitori restano indispensabili per sostenere una squadra di SuperLega. Cambia però il rapporto tra società e territorio. E allora la domanda diventa un’altra: **quanto può valere realmente una proprietà diffusa?**

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## Il capitale non è tutto

La risposta non può essere cercata soltanto nella quantità di denaro raccolta. Una quota da 200 euro, presa singolarmente, non sposta l’equilibrio economico di una società di SuperLega. Centinaia di quote, però, possono produrre qualcosa che il singolo sponsor non produce nella stessa misura: una base stabile di persone direttamente interessate al destino del club.

Il socio può essere contemporaneamente tifoso, consumatore, ambasciatore e potenziale partner commerciale. L’investimento può quindi avere un valore relazionale superiore alla semplice dimensione finanziaria. È il motivo per cui l’equity crowdfunding va distinto da una raccolta fondi. Qui si entra nel capitale e il capitale comporta un rischio. Il quadro europeo è disciplinato dal Regolamento UE 2020/1503, mentre in Italia la materia rientra nella disciplina nazionale sul crowdfunding e nella supervisione prevista dal quadro Consob. Non è, dunque, una semplice campagna commerciale: chi investe espone il proprio capitale alle vicende della società. Questa caratteristica introduce però anche il primo problema.

## Chi decide davvero?

Più proprietari significa potenzialmente più partecipazione. Ma significa anche una governance più complessa.

Il modello dell’imprenditore unico ha un vantaggio evidente: concentra responsabilità e decisioni. Una società con centinaia di piccoli soci deve invece stabilire con precisione quali siano i loro diritti, quale sia il peso della loro partecipazione e come si compongano gli interessi tra piccoli investitori, soci più forti, management e sponsor.

Il problema non è teorico. Uno studio pubblicato nel 2026 dall’Università di Stirling sulla supporter ownership nel calcio professionistico scozzese ha rilevato che i club partecipati dai sostenitori tendono a privilegiare prudenza finanziaria, trasparenza e rapporto con la comunità. Ma lo stesso lavoro individua criticità legate ai conflitti di governance, alla fatica del volontariato e alla tensione tra aspettative dei tifosi e gestione professionale. L’azionariato popolare, quindi, non garantisce automaticamente una gestione migliore. Garantisce un modello diverso.

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## L’Aquila insegna che il calcio è già più avanti

Il confronto più utile arriva dal calcio. L’Aquila 1927 ha sviluppato dal 2018 un modello di azionariato diffuso e nel 2024 lo ha trasformato in una vera campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd. L’operazione, chiusa il 7 maggio 2024, ha raccolto **314.495 euro da 447 investitori**, secondo la piattaforma Mamacrowd. Il club, invece, comunica successivamente **471 nuovi soci e 320.081 euro raccolti**. Le due cifre sono diverse e vanno quindi entrambe riportate.

La differenza non è necessariamente un errore: può dipendere dal momento e dal criterio utilizzato per conteggiare investitori e soci. Ma è proprio questo il punto. Quando si analizza un modello finanziario, le definizioni contano.

Anche l’operazione aquilana mostra che il crowdfunding funziona meglio quando non viene concepito soltanto per finanziare la squadra. Il piano industriale quinquennale “Non è solo calcio” lega il progetto sportivo allo sviluppo dello stadio e di nuovi asset commerciali e immobiliari. Il risultato sportivo viene quindi inserito dentro un modello economico più ampio. Il capitale diffuso può così diventare un acceleratore, ma non una scorciatoia.

**Il vero limite è la SuperLega**

Una squadra di vertice ha costi che non possono essere coperti semplicemente trasformando i tifosi in soci.

Cuneo è arrivata in SuperLega dopo la promozione conquistata nel 2025 e affronta nel 2026/27 la seconda stagione consecutiva nella massima serie. Il club ha una struttura societaria con **una rete di sponsor e partner territoriali** che rimane parte essenziale del progetto. L’azionariato diffuso può quindi diversificare il rischio, rafforzare il radicamento e creare nuove relazioni commerciali. Ma non elimina la necessità di un modello industriale.

È qui che si misura la sostenibilità. Se il denaro raccolto serve soltanto a finanziare la stagione successiva, il modello rischia di diventare una forma evoluta di raccolta fondi. Se invece consente di costruire patrimonio, infrastrutture, settore giovanile, servizi commerciali e nuove fonti di ricavo, allora può modificare davvero la struttura economica del club.

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## Non è una sfida tra due modelli

Il punto, allora, non è stabilire se sia migliore il presidente-imprenditore oppure il tifoso-socio.

Sono due funzioni differenti. L’imprenditore porta capitale, competenze, relazioni e capacità di assumersi il rischio. La comunità può portare continuità, identità, reputazione territoriale e una base di stakeholder che sopravvive al singolo proprietario.

Cuneo sta provando a metterle insieme. La vera sfida sarà capire se questa combinazione riuscirà a produrre qualcosa che nessuno dei due modelli, preso singolarmente, garantisce: una società sportiva capace di competere ai massimi livelli senza dipendere interamente dalla permanenza di una sola persona.

Ed è qui che il caso Cuneo va oltre il semplice contesto pallavolistico. Perché l’azionariato popolare non cambia soltanto il modo in cui un club raccoglie capitale. Cambia la domanda fondamentale dello sport management: **una società sportiva può appartenere a una comunità senza smettere di essere gestita come un’impresa?**