Dove nasce davvero la Superlega? La mappa del talento italiano

Province, distretti e numeri alla mano: dal Veneto a Cuneo fino a Roma, l’ossatura della pallavolo di vertice è concentrata in pochi territori. E il Sud resta un potenziale ancora inespresso.

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Dove nasce davvero la Superlega? La mappa del talento italiano

Geografia del Talento

La Superlega entusiasma. Le nostre nazionali, nel maschile e nel femminile, da anni viaggiano oltre le aspettative. Siamo tra i migliori al mondo, lo abbiamo scritto, raccontato, celebrato dopo ogni medaglia. E non c’è nulla di sbagliato in questo entusiasmo, anzi: è il segnale di un movimento vivo, riconosciuto, capace di stare stabilmente al vertice ormai da diversi anni.

Ma quando un sistema arriva in alto, la vera domanda cambia. Non è più “quanto siamo bravi?”, bensì “quanto siamo solidi?”. Perché la differenza tra un ciclo vincente e una tradizione vincente sta nella capacità di rendere strutturale il successo. E per rendere strutturale un successo bisogna interrogarsi sui margini di crescita, sulle zone d’ombra, sulle aree in cui il potenziale non è ancora pienamente espresso.

Su Fuori Rete ho parlato di marketing, di promozione degli eventi, di diritti televisivi, di sostenibilità dei club, di competitività dei campionati. Temi fondamentali. Ma raramente mi sono fermato a una domanda ancora più elementare: da dove arrivano i giocatori che vediamo ogni domenica in Superlega? In quali territori è stato coltivato quel talento? E perché in alcune regioni attecchisce con maggiore continuità rispetto ad altre?

Questo lavoro nasce da una suggestione forte, ispirata a un’inchiesta calcistica pubblicata sul Corriere dello Sport dallo stimato collega Giorgio Marota che analizzava la frattura territoriale nel calcio italiano. Io qui non voglio parlare (ancora) di infrastrutture o di impiantistica, che meriterebbero un’analisi dedicata. Voglio partire da qualcosa di tangibile: i nomi e le province. Chi sono i nostri atleti italiani di Superlega e da dove provengono?

Sono convinto che il talento esista ovunque. Non credo esistano territori geneticamente più dotati di altri. Ma esistono territori che hanno imparato a cercarlo meglio, a riconoscerlo prima, a farlo crescere dentro un ecosistema favorevole. E questo fa la differenza.


Il baricentro reale: i numeri raccontano una geografia precisa

Partiamo dai dati nudi e crudi. Dei 94 atleti italiani attualmente presenti nei roster di Superlega, inclusi i giovani che hanno almeno una presenza quest’anno nella massima serie, 58 sono nati al Nord. Parliamo del 61,7% del totale. Il Centro contribuisce con 22 giocatori, pari al 23,4%. Sud e Isole si fermano a 14, cioè appena il 14,9%.

Ma il dato macro-geografico è solo la prima lente. Il vero cuore dell’analisi emerge quando si scende al livello provinciale.

Il Veneto è la regione più rappresentata con 18 atleti. Non è soltanto una leadership numerica, è una leadership diffusa, frutto del lavoro decennale di una regione che in tutti gli sport riesce a valorizzare più di tutti il talento. Padova è stata la città dove hanno mosso i primi passi Fabio Balaso, Francesco Zoppellari, Francesco Bergamasco e Leonardo Scanferla: una concentrazione impressionante se rapportata alla popolazione. Treviso risponde con Lorenzo Cortesia, Federico Crosato e Davide Gardini. Vicenza mette in vetrina Alessandro Benacchio, Mattia Bottolo e Alberto Polo. Verona schiera Filippo Lanza, Marco Valbusa e Giulio Magalini. Venezia aggiunge Mattia Boninfante e Bryan Argilagos. Perfino Belluno e Rovigo partecipano con Alessandro Bristot e Tommaso Barotto.

Qui non parliamo di casualità. Parliamo di un sistema che produce in modo continuo, che copre ruoli diversi, che genera sia prospetti giovanissimi sia atleti già affermati. È una filiera completa: base, settore giovanile, club, transizione al professionismo. Il Veneto non è una fiammata generazionale. È una struttura efficiente.

La Lombardia segue con 13 atleti e una distribuzione più policentrica. Brescia emerge con Alessandro Michieletto, Matteo Bonomi, Pietro Bonisoli e Charles Judge Osazuwa Ajayi: quattro nomi che coprono generazioni differenti, dal presente al futuro. Milano risponde con Riccardo Sbertoli e Thomas Beretta. Bergamo contribuisce con Matteo Staforini e Alessandro Pisoni. Poi Monza, Varese, Como, Lecco. È un territorio più frammentato ma altrettanto produttivo, con una forte integrazione tra aree metropolitane e province di medie dimensioni.

Il Piemonte offre 8 atleti, ma il dato più interessante è Cuneo, tra le piazze storiche della pallavolo di vertice, e dal settore giovanile legato alla grande tradizione. Ecco allora che Cuneo ha consegnato alla massima serie Michele Baranowicz, Francesco Bisotto, Simone Oberto, Federico Giraudo e Andrea Marchisio. Provengono da una provincia che non è una metropoli né un grande polo universitario. Cuneo dimostra che il talento non dipende necessariamente dalla dimensione del centro urbano, ma dalla qualità della tradizione tecnica e dalla capacità di creare continuità. È un micro-distretto che funziona meglio di molte grandi città italiane.

L’Emilia-Romagna, con 9 atleti distribuiti tra Ravenna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Forlì-Cesena, rappresenta la conferma di una cultura tecnica sedimentata nel tempo. La “Volley Valley” non è un’etichetta romantica: è una rete che continua a produrre, anno dopo anno.


Roma e il Centro: un equilibrio sostenuto da un hub

Se il Nord è il motore principale, il Centro trova stabilità in un epicentro molto chiaro: Roma.

La provincia di Roma conta sei atleti: Gabriele Di Martino, Alessandro Finauri, Jacopo Tosti, Alessandro Bovolenta, Luca Loreti e Giulio Colasanti. È, singolarmente, uno dei bacini più prolifici del Paese. A questi si aggiunge Leonardo Gabriel Sandu da Viterbo. La Capitale non è soltanto grande demograficamente: è un sistema che concentra club, tecnici, palestre, competizioni e opportunità. È un ambiente in cui il talento può rimanere più a lungo senza dover necessariamente migrare in fase precoce.

Le Marche mantengono una tradizione forte. Ancona con Nicola Pesaresi, Manuele Marchiani e Filippo Federici. Macerata con Tim Held, Jacopo Larizza e Leandro Mosca. Pesaro e Fermo a completare il quadro. È un territorio che continua a respirare pallavolo nonostante le difficoltà economiche di alcuni club storici.

La Toscana, con Firenze, Pisa, Pistoia e Grosseto, contribuisce in modo stabile a sviluppare il talento nei grandi club che lavorano sul settore giovanile. Non parliamo di grandi numeri, ma di continuità. E la continuità, nel tempo, fa la differenza.


Il Mezzogiorno: talento sì, sistema ancora no

Il nodo più delicato resta il Sud. Quattordici atleti su 94 non sono pochi in senso assoluto, ma diventano pochi se confrontati con la popolazione e con la diffusione potenziale della pratica sportiva.

La Puglia è la regione più rappresentata con quattro giocatori: Domenico Pace, Alessandro Fanizza, Francesco D’Amico e Massimo Colaci. La Calabria si affida a Daniele Lavia e Gabriele Laurenzano da Cosenza. La Sicilia contribuisce con Damiano Catania, Roberto Russo e Marco Cubito. La Campania presenta Giovanni Maria Gargiulo e Domenico Cavaccini. L’Abruzzo offre il caso significativo di Chieti con Andrea Giani, Marco Vitelli e Alessandro Toscani.

Qui emerge una differenza strutturale. Non manca il talento individuale. Manca la densità produttiva. Molti di questi atleti hanno dovuto lasciare il territorio di origine per completare il percorso formativo. Non si crea un ecosistema che moltiplica le opportunità. Non nasce distretto. È la differenza tra l’eccellenza isolata e la produzione sistemica.


Apertura e interrogativi: il ruolo dei naturalizzati

Un altro elemento che merita riflessione è la presenza significativa di atleti nati all’estero con nazionalità sportiva italiana: Santiago Orduna, Pablo Kukartsev, Sebastian Solé, Marko Podrascanin, Dragan Stankovic, Dragan Travica, Aidan Zingel, Francesco Sani e altri.

Questo dimostra apertura e capacità di integrazione. La Superlega è attrattiva, permeabile, internazionale. Ma nel periodo in cui il dibattito sulla naturalizzazione di Keita, campione della Rana Verona, infiamma online, è giusto porsi anche una domanda legittima: il vivaio nazionale è in grado di coprire autonomamente tutti i ruoli chiave con continuità? I tanti talenti in rampa di lancio dicono di sì, ma prometto di ritornare sul tema nei prossimi numeri di questa newsletter.


Allargare la mappa

La fotografia è chiara. Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Roma costituiscono l’ossatura della Superlega italiana. Cuneo dimostra che anche una provincia può diventare eccellenza. Il Sud continua a produrre campioni, ma fatica a costruire sistemi stabili e replicabili.

Io resto convinto che il talento sia ovunque. Ma il talento, da solo, non basta. Serve qualcuno che lo cerchi, che lo riconosca, che lo protegga e lo accompagni.

Forse il vero salto di qualità del nostro movimento non sarà vincere un altro Europeo. Sarà allargare la mappa. Sarà andare a cercare il prossimo campione anche dove, fino ad oggi, abbiamo guardato meno.