Il dettaglio che separa le grandi: perché Novara è in semifinale e Chieri no
Due squadre quasi gemelle per rendimento nella Serie A1 2025/26, stesse ambizioni e un equilibrio evidente anche nei playoff. Eppure tra Igor Novara e Fenera Chieri esiste una differenza sottile
Cari lettori di Fuori Rete,
ci sono stagioni in cui la classifica racconta chiaramente chi è più forte. E poi ce ne sono altre, molto più interessanti, in cui il confine tra due squadre è talmente sottile da diventare quasi invisibile.
La sfida tra Igor Gorgonzola Novara e Reale Mutua Fenera Chieri ’76 è esattamente questo tipo di storia. Due squadre divise da pochissimo nella regular season, entrambe capaci di giocare una pallavolo di altissimo livello, entrambe con l’ambizione di sedersi al tavolo delle grandi quattro del campionato.
Eppure, quando sono arrivati i playoff, qualcosa ha fatto la differenza.
Non una differenza clamorosa, non una distanza tecnica evidente. Piuttosto una somma di piccoli dettagli: la gestione delle palle sporche, la distribuzione dell’attacco, la capacità di restare lucidi quando il sistema si rompe.
Oggi proviamo a entrare dentro quella linea sottilissima che ha separato Novara e Chieri. Per capire perché una squadra oggi è in semifinale scudetto e l’altra, pur dopo una grande stagione, dovrà ancora aspettare per sedersi stabilmente tra le grandi.
Il filo sottile tra quarta e quinta
C’è una linea sottilissima tra una squadra che arriva a sedersi stabilmente al tavolo delle grandi del volley italiano e una che continua a bussare alla porta. Nel campionato 2025/26 quella linea passa, quasi simbolicamente, tra Igor Gorgonzola Novara e Reale Mutua Fenera Chieri ’76, due squadre divise da pochissimo nella classifica della regular season, identiche nei punti e molto simili nel rendimento complessivo.
Entrambe chiudono la stagione a 55 punti, con Novara quarta grazie a 19 vittorie e 7 sconfitte, mentre Chieri segue con 18 successi e 8 stop. Anche i numeri globali raccontano un equilibrio quasi perfetto: la Igor chiude con 67 set vinti e 39 persi, Chieri con 62 vinti e 34 persi, mentre il rapporto punti fatti/subiti è praticamente identico, con 2374 punti realizzati da Novara contro i 2218 subiti e 2214 segnati da Chieri contro i 2070 concessi.
Se si osserva la stagione solo attraverso la classifica, la distanza tra le due squadre sembra quasi inesistente. E in effetti lo è.
Ma quando si entra dentro i dettagli del gioco, quella linea sottile comincia lentamente a prendere forma.
Due stagioni quasi speculari
Il primo dato interessante riguarda la produzione offensiva complessiva. Nel corso della stagione Novara realizza 1831 punti complessivi in 106 set giocati, con una media di 17,27 punti per set, mentre Chieri ne produce 1725 in 96 set, con una media leggermente superiore di 17,97 punti per set.
Non è una differenza che racconta un divario tecnico.
Lo stesso vale per la fase break: Novara produce 629 break point stagionali, Chieri ne costruisce 590, segno che entrambe le squadre hanno sviluppato nel tempo una buona capacità di trasformare la fase difensiva in punto.
È il segnale di due sistemi maturi, che hanno trovato equilibrio tra cambio palla e fase break, e che per tutta la stagione hanno occupato stabilmente la fascia alta del campionato.
Ma quando si entra dentro la costruzione dell’attacco, emergono differenze più interessanti.
La distribuzione offensiva: il sistema Novara
Il sistema offensivo della Igor Novara è uno dei più distribuiti della Serie A1. Il terminale principale è Tatiana Tolok, che chiude la stagione con 458 punti, 394 attacchi vincenti e una percentuale offensiva vicina al 50%, confermandosi una delle bocche da fuoco più affidabili del campionato. Ma il vero punto di forza della Igor è la profondità del sistema.
Alle spalle di Tolok ci sono Mayu Ishikawa, autrice di 285 punti con il 40,7% in attacco, Lina Alsmeier con 280 punti e il 39,5%, e Britt Herbots, che aggiunge altri 249 punti mantenendo un ruolo fondamentale anche nella ricezione con 386 palloni gestiti.
È una squadra che distribuisce il peso offensivo su quattro attaccanti sopra quota 240 punti, a cui si aggiunge il contributo costante delle centrali, in particolare Sara Bonifacio, che chiude la regular season con 210 punti e il 53,8% di efficienza offensiva, uno dei dati più alti tra le centrali del campionato.
Questo significa che il sistema offensivo della Igor non dipende mai da una sola soluzione. Quando una banda viene limitata, il gioco si apre altrove.
Il sistema Chieri: identità e verticalità
La struttura offensiva di Chieri racconta invece una filosofia diversa, più verticale e più concentrata su pochi terminali principali.
La leader offensiva è Anett Németh, che chiude la stagione con 507 punti complessivi, il secondo dato più alto del campionato, sostenuta da 441 attacchi vincenti e da un volume di gioco enorme con oltre mille palloni attaccati.
Accanto a lei c’è Stella Nervini, che produce 406 punti stagionali, diventando il secondo grande riferimento offensivo della squadra. Più dietro troviamo Laura Kunzler con 344 punti, mentre il contributo delle centrali resta importante ma più contenuto.
Il risultato è un sistema offensivo molto chiaro: Németh, Nervini e Kunzler generano da sole oltre 1200 punti, cioè una percentuale altissima della produzione totale della squadra.
È un’identità forte, che ha permesso a Nicola Negro di costruire una squadra estremamente competitiva, ma che nei momenti di maggiore pressione può diventare più prevedibile per le difese avversarie.
La ricezione: il primo piccolo margine
Un’altra differenza interessante emerge nella ricezione. Nel corso della stagione Novara gestisce 2111 ricezioni complessive, con 728 perfette, pari a una percentuale del 34,5%, mentre Chieri si ferma a 1999 ricezioni con 613 perfette, cioè il 30,7%.
Non è un divario enorme, ma è sufficiente per incidere sulla qualità del gioco della palleggiatrice. Con una prima palla leggermente più stabile, Carlotta Cambi può distribuire con maggiore libertà tra bande, zona due e centrali, rendendo il sistema offensivo della Igor più imprevedibile.
I playoff: quando i dettagli diventano decisivi
Se la regular season racconta equilibrio, la serie dei quarti di finale ha invece messo in luce la differenza più profonda tra le due squadre.
La chiave non è stata l’attacco puro, ma la fase break. In gara 1, giocata a Novara, la Igor ha costruito 28 break point con 96 battute, una media di un break ogni 3,4 servizi, mentre Chieri si è fermata a 12 break con 77 battute, cioè uno ogni 6,4 servizi. Il divario è enorme. Significa che Novara ha difeso meglio, ha ricostruito meglio e ha trasformato più contrattacchi. Non a caso l’efficienza offensiva nella fase di ricostruzione racconta un altro squilibrio: 41% per Novara contro il 33% di Chieri. È il segnale di una squadra che riesce a guadagnare punti anche quando non parte dal cambio palla.
Gara 2: una battaglia lunga cinque set
La seconda partita della serie, giocata al Pala Gianni Asti, è stata invece la fotografia dell’equilibrio tra le due squadre.
Il match termina 3-2 per Novara dopo 2 ore e 15 minuti di gioco, con 111 punti per la Igor e 104 per Chieri, e con una produzione offensiva molto simile: 66 attacchi vincenti per Novara contro i 60 di Chieri.
Anche i break point risultano identici: 23 per parte. Eppure il dettaglio che decide la partita emerge nelle situazioni più difficili.
Quando la ricezione diventa negativa e la palla si alza alta sulle bande, Novara continua a produrre con un’efficienza del 38%, mentre Chieri scende fino al -3%.
È una differenza enorme nella gestione delle palle sporche, quelle che nei playoff decidono le partite.
Il fattore Tolok
Dentro questo equilibrio si inserisce anche la protagonista della serie: Tatiana Tolok.
L’opposta russa segna 28 punti in gara 1 con il 68% in attacco, e ne aggiunge 33 in gara 2, chiudendo la serie con 61 punti complessivi e una percentuale offensiva sempre sopra il 50%.
Una produzione che cambia completamente gli equilibri difensivi della partita.
Con Tolok così efficace da posto due, il muro di Chieri non può staccarsi da quella zona, e questo apre spazio al gioco al centro, dove Sara Bonifacio trova in gara 2 9 punti con il 64% in attacco. È la dimostrazione più evidente della profondità offensiva della Igor.
Dove Chieri deve ancora crescere
Chieri, invece, continua ad appoggiarsi soprattutto alla coppia Németh-Nervini. In gara 2 le due attaccanti producono 40 punti complessivi, attaccando 106 palloni su 168 totali, cioè circa il 63% dell’intero volume offensivo della squadra.
Quando la difesa di Novara riesce a stabilizzare il muro di posto 4 e a organizzare la difesa in posto 6, il sistema offensivo di Chieri diventa inevitabilmente più leggibile.
Ed è qui che emerge la vera differenza della serie. Non nella qualità delle due squadre, che resta molto simile, ma nella capacità di produrre punti quando il sistema si rompe.
Il dettaglio che fa la differenza
Alla fine la fotografia della serie è tutta lì. L’efficienza offensiva totale di gara 2 è quasi identica: 25% per Novara contro il 20% di Chieri.
Una distanza minima.
Ma quando il gioco diventa imperfetto, quando la palla si alza alta e la partita si trasforma in una sequenza di ricostruzioni, Novara trova ancora soluzioni, mentre Chieri perde un po’ di efficacia.
È una qualità che spesso distingue le squadre costruite per arrivare fino in fondo ai playoff.
E che oggi permette alla Igor Novara di sedersi al tavolo delle semifinali scudetto, mentre Chieri, dopo una stagione comunque eccellente, fatta di crescita, entusiasmo, e una nuova consapevolezza, resta ancora appena dietro quella soglia.
Il volley, del resto, è lo sport dei dettagli.
E a volte basta davvero un dettaglio per trasformare una grande stagione in una semifinale scudetto. Il futuro della Fenera è radioso, ma il presente oggi dà una chance contro le campionesse in carica di Conegliano all’Igor di Lorenzo Bernardi.