La pallavolo italiana ha trovato il suo algoritmo. E il mondo la guarda.

Analisi della produzione mediatica e crescita digitale della Serie A Femminile e della Superlega Maschile, nella stagione 2025/2026

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La pallavolo italiana ha trovato il suo algoritmo. E il mondo la guarda.

Settembre 2025: quando tutto è cambiato

La stagione dei club sta per finire. Aprile porta con sè non soltanto la primavera e le belle giornate, ma anche i primi addii, gli spogliatoi che si svuotano. Periodo perfetto per indagare qui su Fuori Rete come e in che modo ha lavorato il nostro movimento in ambito digital. Maschile e femminile, senza distinzioni. Una radiografia prima che i primi raduni azzurri possano viziare l’indagine. Oggi decido di tornare indietro. Precisamente a settembre 2025, quando le nazionali maschile e femminile vincono entrambe il titolo mondiale. Stessa stagione, stesso Paese, due tornei diversi. Non era mai successo. I telecronisti faticavano a trovare le parole giuste. E sui telefoni di milioni di persone che fino al giorno prima non sapevano dove si trovasse Conegliano o cosa fosse la Superlega, cominciavano ad apparire video di schiacciate, di difese impossibili, di ragazze e ragazzi che urlavano in campo abbracciandosi. TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts. L’algoritmo aveva trovato la pallavolo. O forse era stata la pallavolo a trovare l’algoritmo. Fatto sta che qualcosa si è rotto, in senso buono, in quell’autunno. E i numeri della stagione 2025/2026 lo certificano con la precisione di un tabellone segnapunti. Buona lettura!


1,4 miliardi. E non è finita

L’obiettivo stagionale della Lega Volley Femminile era un miliardo di visualizzazioni nell’ecosistema digitale. Lo avevano scritto nei documenti programmatici, lo avevano comunicato agli sponsor come traguardo ambizioso ma raggiungibile. Nella sola regular season 2025/2026, quel miliardo è diventato 1,4. Con mesi di anticipo, con partite dei playoff ancora da giocare.

Per dare un’idea della proporzione: stiamo parlando dell’ecosistema completo: canali ufficiali della Lega, profili dei club, account personali delle atlete, contenuti generati dagli utenti in tutto il mondo. Brasile, India, Indonesia, Turchia, Thailandia. Non sono paesi di frontiera per la pallavolo italiana: sono mercati veri, con appassionati veri, che guardano Paola Egonu giocare a Milano come si guarda una partita di Premier League.

I canali istituzionali della LVF hanno superato 1,2 milioni di follower complessivi, confermando per il secondo anno consecutivo la posizione di seconda lega sportiva italiana per seguito social. Dietro solo alla Serie A di calcio. Davanti a tutto il resto.


La Superlega non resta a guardare

Anche gli uomini crescono, e crescono bene. Su VBTV, la piattaforma di streaming ufficiale di Volleyball World, le visualizzazioni medie per partita della Superlega Maschile sono arrivate a 11.000 per gara, contro le 8.700 stimate della stagione precedente. Un +26% che si innesta su una base già solida e che racconta di un campionato con una fanbase affezionata, consolidata, che non si costruisce in una stagione. Sedici milioni di italiani dichiarano interesse per il volley maschile. È un dato che continua a crescere da quattro anni. Ai Mondiali 2025 la finale maschile ha toccato 3,35 milioni di spettatori televisivi. Quella femminile 2,22 milioni. Numeri che in un panorama mediatico frammentato come quello attuale pesano eccome.


Come si fabbrica un contenuto che funziona

Il formato è 9:16. Verticale, come lo schermo del telefono tenuto in mano. Tra i 30 e i 90 secondi. Una schiacciata rallentata, una difesa impossibile con l’effetto sonoro giusto, uno spogliatoio ripreso con la naturalezza studiata di chi sa che “spontaneo” richiede preparazione. Questo è il cuore della produzione digitale pallavolistica italiana nel 2025/2026.

I club più strutturati ne hanno fatto un business. Sir Susa Scai Perugia e Prosecco DOC Imoco Conegliano in testa hanno costruito vere e proprie media house interne, con professionisti dedicati, approccio bilingue (italiano e inglese) e un flusso costante di contenuti su tutte le piattaforme. Su YouTube si va in profondità: mini-documentari, highlights completi, vlog delle trasferte europee, conferenze stampa. Su TikTok si gioca: challenge, trend virali riadattati al volley, siparietti con gli atleti. Instagram fa da punto di incontro.

La novità strutturale dell’anno si chiama Spike Media, joint venture tra la Lega Volley Femminile e Gameday, quest’ultima partecipata da NJF Holdings. Una partnership che ha portato dentro al sistema pallavolístico una logica da editore puro: non più solo highlights delle partite, ma narrazione di lifestyle, storie personali delle atlete, costruzione di identità che resistono anche fuori dal palazzetto. A monitorare tutto c’è Ripple Analytics - ex Videocites - piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che traccia in tempo reale la diffusione dei contenuti, compresi quelli generati dagli utenti, e restituisce ai partner commerciali metriche precise su esposizione del brand e ritorno d’investimento. Roba da grandi leghe. Roba che in Italia, nello sport, non si era mai vista a questo livello.


Chi guarda, e da dove

Qui le cose si fanno interessanti. La pallavolo italiana ha un pubblico che varia profondamente a seconda della piattaforma, e i club che lo hanno capito stanno raccogliendo i frutti di strategie editoriali davvero differenziate.

Su YouTube il 73% delle visualizzazioni della Lega Volley Femminile arriva dall’estero. Il pubblico prevalente ha tra i 25 e i 44 anni, è in maggioranza maschile (60%), e cerca contenuti lunghi, approfonditi, completi. È un pubblico che vuole vedere la partita, non il momento migliore della partita. Brasile con il 7%, India con il 6,6%, poi USA, Indonesia, Messico. Su TikTok il mondo si ribalta. Il 42% delle visualizzazioni viene dalla Generazione Z — under 25 — e il 61% del pubblico è femminile. Un terzo delle views arriva dall’estero anche qui, ma è un’audience completamente diversa: vuole velocità, ironia, identificazione. Vuole sentire che quegli atleti sono persone, non campioni intoccabili.Su Instagram si trova la via di mezzo: 52% di pubblico femminile, fascia 18-34, mix di contenuti visivi curati e interazione diretta con atleti e club. È la piattaforma della prossimità, quella dove un commento sotto una foto di Isabelle Haak può ricevere risposta.


8,4%. Il numero che spiega tutto

L’Engagement Rate è la metrica che separa il rumore dal segnale. Dire di avere un milione di follower non dice nulla: conta quanti di quei follower reagiscono, commentano, condividono, salvano. Nella regular season 2025/2026 la Serie A Femminile ha generato 45 milioni di interazioni sui social, mantenendo un E.R. medio del 2,8% sui canali istituzionali di Lega e club. Nel panorama sportivo italiano, dove molte leghe faticano a superare l’1%, è già un risultato notevole. Poi ci sono i profili personali delle atlete: 8,4% di Engagement Rate medio. Paola Egonu, Gabi Guimarães, Isabelle Haak nel femminile. Simone Giannelli, Yuki Ishikawa, Wassim Ben Tara nel maschile. Questi atleti non sono testimonial: sono media. Le loro community personali spesso superano quelle dei rispettivi club. Il tifoso non segue la maglia. Segue la persona.


I club: chi comunica bene, chi sta imparando, chi è rimasto fermo

Sir Susa Scai Perugia guida la classifica su Instagram (364.000 follower), è seconda su TikTok (289.000, 11,2 milioni di like) e prima su YouTube (57.900 iscritti, 3.200 video). Il tono è quello dei Block Devils: audace, trionfale, epico. Ogni contenuto racconta di un club che si percepisce - con qualche ragione - come dominatore assoluto. Slow-motion cinematografici, grafiche oro e nero ad alto contrasto, Giannelli e Plotnytskyi trattati da rockstar. La comunicazione è spesso bilingue: la fanbase internazionale è un asset che Perugia coltiva con metodo.

Itas Trentino sorprende su TikTok con 349.800 follower, prima assoluta nel maschile su quella piattaforma. La strategia è deliberatamente leggera: contenuti che mostrano il lato umano degli atleti, humor, partecipazione ai trend virali. Un club che ha capito che la serietà sul campo non chiede nulla alla comunicazione fuori dal campo.

Valsa Group Modena costruisce sulla memoria. “Since 1965”, “Noi siamo la squadra”. Lo storytelling intreccia presente e leggenda, celebra campioni che non giocano più, rende i tifosi custodi di qualcosa di più grande di una stagione. Su Instagram 334.000 follower confermano che quella storia vale ancora. Nel femminile, Prosecco DOC Imoco Conegliano ha costruito intorno a sé un’estetica da brand di lusso. Le colline del Prosecco, le UNESCO, il territorio: tutto entra nella comunicazione. Guimarães, Haak e Zhu Ting sono protagoniste di contenuti che sembrano campagne pubblicitarie di alto livello. 224.000 follower su Instagram, 45.000 iscritti YouTube — seconda piattaforma della classifica assoluta.

UYBA Volley Busto Arsizio è il laboratorio TikTok del movimento: 108.000 follower, terza nella classifica assoluta. Il “TikTok Club” per antonomasia sperimenta format virali, coinvolge le atlete nella creazione di contenuti, abbassa ogni distanza istituzionale. L’effetto è una comunità di fan giovani e fidelizzati che considera le giocatrici quasi come amiche. Tra le realtà di seconda fascia, Igor Gorgonzola Novara mantiene una comunicazione solida e istituzionale — 115.000 follower Instagram, bilingue per raggiungere la fanbase internazionale — ma con meno enfasi sui contenuti lifestyle rispetto alle big. Savino Del Bene Scandicci e Reale Mutua Fenera Chieri stanno investendo nella comunicazione digitale, in crescita su entrambe le piattaforme, trainate anche dai risultati sportivi. La Superlega ha in Cucine Lube Civitanova un club con una presenza dignitosa — forte sui top player internazionali, più sport-centrica rispetto ai trend del momento — e in Rana Verona una realtà in decisa crescita, con l’effetto mediatico di giocatori carismatici come Darlan Souza a fare da leva. Poi ci sono le neopromosse e i club di provincia — Grottazzolina, MA Acqua S.Bernardo Cuneo, Cisterna, Il Bisonte, Pinerolo — che hanno ancora tutto da costruire sul digitale. Presenza minima, risorse limitate, strategie embrionali. Il margine di crescita esiste, ma richiede investimento. E l’investimento, senza una regia comune, rischia di non arrivare mai.


Il calendario dell’attenzione: quando il pubblico esplode

La pallavolo italiana ha imparato a leggere la propria stagionalità digitale. I picchi si concentrano in momenti precisi e i club più organizzati li anticipano, costruendo campagne editoriali settimane prima.

Estate: gli annunci di mercato e i video di “welcome” ai nuovi acquisti sono tra i contenuti più virali dell’anno. Quando arriva una star internazionale, il filmato di presentazione può fare numeri da capogiro.

Settembre-ottobre: l’inizio del campionato coincide, quest’anno, con l’onda lunga dei titoli mondiali. Chi non seguiva la pallavolo cerca i campioni nazionali nei club. I profili crescono di settimana in settimana.

Novembre-dicembre: i Mondiali per Club portano sul radar il traffico internazionale. Perugia e Conegliano come protagoniste significa highlights che circolano in Brasile, Giappone, Indonesia. Il volley italiano entra nei feed di persone che non hanno mai visto una partita di Serie A.

Gennaio-febbraio: le Final Four di Coppa Italia, trasmesse su Rai Sport e spesso su Rai 2, portano un pubblico televisivo che poi migra online. La finale maschile 2025/2026 — Trentino contro Rana Verona — ha generato un engagement significativo su tutte le piattaforme.

Marzo-aprile: il momento di massima pressione mediatica. Playoff Scudetto, fasi finali di Champions League. Gara 1 della Finale Scudetto femminile 2024/2025 aveva superato 200.000 spettatori su Rai Sport. La stagione corrente ha già migliorato quella soglia.


Maschile contro femminile: parità quasi ovunque, vantaggio femminile sui dati aggregati

La pallavolo italiana offre qualcosa di quasi unico nel panorama sportivo mondiale: un sostanziale equilibrio tra lega maschile e femminile in termini di metriche digitali, con il settore femminile avanti su diversi indicatori aggregati. I club maschili dominano su Instagram per singolo profilo, i numeri parlano. Perugia a 364.000, Modena a 334.000, sopra qualsiasi squadra femminile. Le visualizzazioni medie su VBTV della Superlega (11.000) sono superiori a quelle della Serie A Femminile (9.500), con un tasso di crescita però più contenuto (+26% contro +46%).

I canali istituzionali della LVF, con 1,2 milioni di follower aggregati, doppiano quelli della Lega Maschile. L’ecosistema femminile ha generato 1,4 miliardi di visualizzazioni nella sola regular season. L’Engagement Rate sugli account delle atlete, 8,4%, non ha paragoni in nessun altro sport italiano. La partnership con Spike Media ha dato alla LVF una struttura editoriale centralizzata che il maschile ancora non possiede allo stesso livello.

Il fattore che spiega la differenza, alla fine, è il personal branding. Egonu, Gabi Guimarães, Haak sono fenomeni mediatici globali con community personali che spesso superano quelle dei rispettivi club. Giannelli e Ishikawa fanno molto, ma il femminile ha più stelle e più capacità di costruire narrazioni attorno a loro.


Gli sponsor ci credono, e i numeri dicono perché

Fineco Bank come Premium Sponsor della Serie A Femminile, KGM come Official Sponsor, Credem Banca come title della Superlega, Tigotà della Serie A Femminile. Sono marchi che hanno fatto scelte precise, attratti da un asset che sa dimostrare il proprio valore commerciale con dati concreti.

Il 73% delle visualizzazioni YouTube della LVF proviene dall’estero, con picchi in mercati come Brasile, India, USA e Asia. Per uno sponsor multinazionale che cerca visibilità diversificata con un’audience altamente coinvolta, questi numeri valgono molto più di una curva piena.

La partnership con Ripple Analytics trasforma le sponsorizzazioni in investimenti misurabili: non “abbiamo messo il logo sul palcoscenico”, ma “il vostro brand ha raggiunto X milioni di persone qualificate, con questi dati di interazione, in questi mercati”. Un cambio di paradigma che rende la pallavolo più attraente per le aziende.

Sul fronte distributivo, DAZN ha rinnovato i diritti della CEV Champions League — maschile e femminile — fino al 2028. VBTV cresce stagione dopo stagione. E in cantiere c’è un progetto ambizioso: trasmissione gratuita di tutte le partite su piattaforme aperte a partire dalla stagione 2026/2027, con l’obiettivo di massimizzare la reach e aumentare il valore delle sponsorizzazioni attraverso una visibilità ancora più larga. La monetizzazione diretta da abbonamenti e quella indiretta da sponsor non si escludono — si sommano.


Quello che ancora manca

Il divario tra i club di vertice e quelli di coda è ampio, e crescerà se non si interviene. Una neopromossa senza social manager, senza budget per la produzione video, senza nemmeno una strategia embrionale, non contribuisce alla salute dell’ecosistema: lo limita. Le leghe possono fare molto — formazione, supporto, risorse condivise — ma serve volontà politica e, soprattutto, la consapevolezza che il digitale non è un optional per chi vuole sopravvivere nella massima serie.

Le raccomandazioni che emergono dall’analisi sono concrete: investire nella formazione digitale dei club minori, continuare a supportare il personal branding degli atleti riconoscendolo come asset di sistema, sviluppare modelli di monetizzazione più sofisticati, espandere la portata internazionale con contenuti localizzati, sperimentare con realtà aumentata, VR, formati immersivi. Non è fantascienza — è quello che le grandi leghe globali stanno già facendo.

La “Golden Age” della pallavolo italiana è una formula comoda, e probabilmente corretta. Ma le golden age durano quanto le strutture che le sostengono. Quelle strutture, oggi, esistono per i grandi. Per tutti gli altri, il lavoro è ancora lungo.