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# La Polonia non guarda la pallavolo. La vive.
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/la-polonia-non-guarda-la-pallavolo/
- Published: 2026-04-22T07:08:29.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:02.000Z
- Description: Come la PlusLiga ha costruito un modello di sport business che l’Italia ancora non ha
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Dania Spinosi ha lavorato per anni nella pallavolo italiana: Civitanova Marche, Grottazzolina, SuperLega. Poi sei anni fa si è trasferita a Rzeszów, nel sud della Polonia, per occuparsi di marketing e comunicazione all’Asseco Resovia. Da lì in poi il suo punto di riferimento su cosa sia “normale” nel volley professionistico è cambiato radicalmente. «È bellissimo il campionato italiano, tecnico, di livello», dice. «Ma quando sono arrivata qui ho detto: per carità, non c’entra niente con quello che è il tutto qua».

Non parla dei giocatori. Parla di tutto il resto.

La PlusLiga, il massimo campionato maschile polacco, è un prodotto sportivo completo. Ha la televisione che lo distribuisce capillarmente, le tifoserie organizzate che viaggiano in Turchia e in Portogallo per seguire i propri club, gli abbonamenti stagionali che si vendono a 50-70 euro coprendo Champions League e playoff compresi, i palazzetti con l’area kids strutturata, gli sponsor che non comprano un logo ma costruiscono contenuti insieme al club. È un sistema che funziona perché ogni pezzo è connesso agli altri. Smontarne uno inceppa il resto.

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## I numeri

Nella stagione 2024/2025 la PlusLiga ha registrato 663.856 spettatori totali negli impianti. Per la prima volta nella storia il campionato ha superato la soglia dei 600.000 presenti, con un incremento di oltre 130.000 rispetto alla stagione precedente. Il tutto mentre ogni singola partita era trasmessa in televisione in diretta.

La media spettatori per partita ha raggiunto quota 2.515\. Il record stagionale di campionato è della sfida Trefl Gdańsk-Norwid Częstochowa del 17 marzo 2025: 9.450 presenti all’Ergo Arena di Danzica. Il picco assoluto è arrivato alla finale della TAURON Polish Cup 2025: 14.157 spettatori. Una finale di Coppa, in Polonia, ha riempito un palazzetto da 14.000 posti per vedere la pallavolo maschile.

Il club con la media presenze più alta nell’ultima stagione è la BOGDANKA LUK Lublin, con circa 4.199 spettatori a partita. L’Asseco Resovia, nella stagione in corso, occupa il terzo posto per pubblico complessivo tra casa e trasferta: quasi 78.000 spettatori registrati finora, con la squadra quarta in classifica e ancora viva su tre fronti (PlusLiga playoff, quarti di Champions League contro il Ziraat Bank Ankara, Coppa di Polonia). Nella stagione 2025/2026 l’Asseco ha giocato fin qui 19 partite casalinghe ufficiali con una presenza media dichiarata di 3.086 spettatori a gara, picchi a 4.300 contro ZAKSA Kędzierzyn-Koźle e BOGDANKA LUK Lublin, e 4.200 alla gara di Champions contro il Ziraat Ankara. Anche le sfide considerate meno appetibili, come quelle contro ChKS Chełm o Barkom Każany Lwów, portano tra le 1.700 e le 2.000 persone a Rzeszów.

Mettere questi numeri in prospettiva aiuta a capire la scala del fenomeno. Nella stagione regolare 2024/2025 della SuperLega italiana, 12 squadre hanno giocato 132 partite davanti a 393.405 spettatori totali, con una media di 2.980 a gara. È un record degli ultimi trent’anni per il campionato italiano, una crescita dell’11% rispetto alla stagione precedente, e un dato di cui il movimento tricolore va a ragione orgoglioso. I playoff hanno aggiunto oltre 100.000 presenze con una media di 3.882 a partita, altro record assoluto. Perugia nella corsa scudetto ha sfiorato i 4.800 spettatori di media. La SuperLega sta crescendo.

Solo che la PlusLiga, con 16 squadre, palazzetti mediamente più piccoli e un mercato che non ha la tradizione italiana, nel 2024/2025 ha fatto 663.856 presenze. Il rapporto è 1,7 a 1\. Ed è in crescita ogni anno.

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## Il modello televisivo

Tutto parte da una scelta fatta anni fa: dare al broadcaster il controllo del calendario.

In Polonia la PlusLiga è trasmessa in esclusiva dal gruppo Polsat Plus, con un accordo rinnovato fino al 2028\. Secondo stime di settore, il valore contrattuale è cresciuto del 200% rispetto al ciclo precedente. Il modello è pay-TV, come in Italia, ma con una differenza fondamentale nella logica di distribuzione: tutte le partite sono in diretta, ogni weekend, dal venerdì al lunedì, disposte in sequenza come se fossero giornate di calcio.

Il venerdì si comincia intorno alle 18\. Il sabato la prima partita è alle 14:45, poi una dietro l’altra fino alle 20:30 di sera. Il lunedì si chiude il turno con l’ultima gara in serata. «Il calendario te lo gestisce la televisione», spiega Spinosi. «Può sembrare strano, ma funziona, perché tutto è sempre visibile, tutto è sempre disponibile». I tempi di pausa tra i set vengono dilatati per la televisione: tra un set e l’altro si arriva anche a cinque minuti, spazio riempito con intrattenimento in campo. Nei tre minuti standard di pausa tra i set della SuperLega italiana, in Polonia ce ne sono cinque o più. In quei cinque minuti succede di tutto, e lo vedremo dopo.

Polsat Plus ha anche costruito una redazione mobile permanente che segue le partite in tutte le arene del campionato. Non solo regia televisiva: persone fisicamente presenti sul campo a fare contenuti live, storie, interviste per i canali social della Lega. «Loro hanno questi collaboratori, ragazzi giovani, che vengono e fanno le storie per la PlusLiga direttamente dal campo, seguono tutto in diretta», dice Spinosi. La PlusLiga su Instagram ha una presenza editoriale continua costruita da una squadra che lavora su tutti i palazzetti ogni weekend. Il martedì mattina dopo ogni giornata di campionato ogni club riceve una mail dalla Lega con tutti i clip montati della partita, in vari formati, pronti per essere pubblicati. «Non sei tu che devi andarti a lavorare, sono loro che ce lo forniscono. Come fa la CEV con la Champions League».

In Italia la SuperLega è visibile su RAI Sport (una o due partite a settimana in chiaro, con una media di circa 150.000 spettatori televisivi a gara), DAZN (due partite in abbonamento a settimana), e VBTV per il resto. La distribuzione c’è. Ma il weekend di volley come appuntamento fisso nell’italiano medio non esiste ancora. «Quello che manca», riflette Spinosi, «è la continuità. Qui ogni weekend c’è il volley, come il calcio da voi».

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## Abbonamenti, prezzi e la fidelizzazione che parte dal portafoglio

L’abbonamento stagionale dell’Asseco Resovia costa tra i 50 e i 70 euro a seconda della zona del palazzetto. Comprende tutto: ogni partita di regular season, ogni gara di playoff, ogni match di Champions League. Nessun supplemento, nessuna esclusione. «Sei sempre dentro», dice Spinosi. «In Italia i playoff li paghi a parte, la Champions anche». Il risultato è che più di tre quarti dei posti della Hala Podpromie di Rzeszów, la casa dell’Asseco, sono coperti da abbonati ogni stagione.

La capienza dell’impianto varia tra i 2.500 e i 4.300 posti a seconda dell’allestimento: il documento interno del club che gestisce la programmazione dell’intera stagione 2025/2026 classifica ogni partita casalinga in tre categorie in base all’attrattività attesa, assegnando la capienza massima (4.300) alle gare di categoria 1 e quella minima (2.500) alle gare di categoria 3\. Una logica industriale applicata all’organizzazione di eventi sportivi: si adatta la struttura alla domanda prevista, invece di tenere un allestimento fisso.

Il biglietto singolo costa tra i 10 e i 12 euro. Il posto VIP con area hospitality e catering arriva a 20\. Una famiglia di quattro persone, due adulti e due bambini, entra per circa 24-28 euro. «In Italia», osserva Spinosi, «20 euro a biglietto sono 80 euro per una famiglia. È una spesa. E poi il genitore deve stare attento che il bambino non vada a correre, che non strilli». In Polonia quella spesa è meno di un terzo, e i bambini hanno un’area dedicata.

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## Dentro il palazzetto: tre ore e mezza, non due

Alla Hala Podpromie di Rzeszów, e in tutti i palazzetti della PlusLiga, una partita dura tre ore e mezza. Il tempo della gara è solo una parte di quello spazio.

Nell’area di ingresso ci sono stand degli sponsor, iniziative di raccolta fondi, attività per famiglie. Alcune squadre investono pesante sulla scenografia dell’entrata in campo: la BOGDANKA LUK Lublin, il club più seguito del campionato con 4.199 spettatori di media, spegne le luci dell’impianto e usa il fuoco per l’ingresso dei giocatori. Lo speaker non annuncia soltanto i punti: conduce il pubblico, gestisce l’energia del palazzetto, lancia i giochi tra un set e l’altro come se stesse conducendo un programma televisivo. Tra un set e l’altro entrano le cheerleader, oppure vengono chiamati i tifosi estratti a sorte per sfide sponsorizzate. «Alla Coppa di Polonia», racconta Spinosi, «Decathlon aveva organizzato una sfida tra tifoserie su una cyclette: si pedalava, chi aveva accumulato più chilometri in tre giorni di torneo vinceva un montepremi in denaro reale. La nostra tifoseria ha vinto e ha devoluto tutto in beneficenza».

Ogni palazzetto ha un’area kids con gonfiabili, palloni, trucca bimbi, tatuaggi temporanei e personale dedicato a gestire i bambini. L’Asseco Resovia ha un accordo con Fly Park, un parco giochi indoor di Rzeszów, che monta la propria struttura nell’impianto per ogni partita casalinga. «Il genitore viene, sta tranquillo e si gode la partita perché sa che i bambini sono intrattenuti. Per questo dico che è un evento. C’è un qualcosa dietro che lavora a livello di marketing, perché tutti gli sponsor, tutti sono coinvolti, non sono semplicemente dei loghi su una maglia».

L’Asseco non ha le cheerleader. Al loro posto ha costruito un calendario di esibizioni con le associazioni sportive del territorio: scuole di danza, ginnastica, gruppi hip hop. L’ultima gara casalinga ha ospitato un gruppo di 20 bambini. «Venti bambini vuol dire almeno quaranta genitori», dice Spinosi. «Più i fratelli, più gli amici. Non li fai pagare l’entrata per esibirsi, ma entrano e comprano il biglietto. È semplice».

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## Le tifoserie come infrastruttura

In Polonia le tifoserie hanno sponsor propri. Hanno un bilancio. Hanno un’organizzazione con un direttivo che pianifica le trasferte con pullman prenotati mesi in anticipo e accordi commerciali autonomi. Quando l’Asseco Resovia ha giocato i quarti di Champions League ad Ankara, la tifoseria era presente in Turchia. Quando ha giocato il girone a Lisbona, era a Lisbona. «Vengono tranquillamente. Sono così», dice Spinosi con il tono di chi ormai lo dà per scontato.

Dentro il palazzetto stanno in piedi dal fischio d’inizio a quello finale. Hanno le maglie. Dal bambino di cinque anni all’anziano di novant’anni, le sciarpe sono le stesse. «È un muro che ti urla contro, non stanno mai zitti», racconta Spinosi descrivendo l’atmosfera alla Hala Podpromie. «E questo vale per tutti i palazzetti».

Le tifoserie fanno parte del piano marketing del club, come qualunque altro asset. L’Asseco organizza riunioni periodiche con i gruppi di supporter per pianificare le coreografie nelle partite più importanti. Decide insieme a loro cosa si fa sugli spalti, come si accoglie la squadra, che effetto costruire nei momenti chiave. Recentemente il club ha lanciato un concorso per il miglior cartellone tra i tifosi: le vincitrici, due ragazze, hanno ricevuto un pomeriggio agli allenamenti chiusi al pubblico come ospiti. Merenda con i giocatori, tempo con la squadra. Un premio che costa quasi niente e vale moltissimo in termini di appartenenza.

Il palleggiatore Marcin Janusz, uno dei giocatori più forti del campionato, dopo ogni partita si ferma in campo per quarantacinque minuti a firmare autografi e fare foto. Sempre. «Sono tutti così tranquillamente», dice Spinosi. «C’è proprio un modo diverso di fare».

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## Gli sponsor comprano molto più di un logo

In Polonia il contratto tra un club e uno sponsor contiene paragrafi interi sulla comunicazione. Descrivono i contenuti che verranno prodotti, i canali coinvolti, i diritti d’immagine dei giocatori, le attività di attivazione previste durante le partite. «Nelle proposte di marketing ci sono interi paragrafi riguardanti la comunicazione, riguardanti cosa ti può offrire a livello social», spiega Spinosi. «Non è solo il logo sulla maglia o lo sticker sul taraflex. È proprio tutto, tutto, tutto».

La cessione dei diritti d’immagine dei giocatori è un prodotto distinto che il club può vendere separatamente: lo sponsor acquista il diritto di usare il nome e la faccia di un atleta dell’Asseco Resovia sui propri canali, nelle proprie campagne pubblicitarie in televisione e per strada, nelle proprie attività commerciali. Il club non è obbligato a pubblicare nulla sui propri canali: è un accordo tra sponsor e atleta mediato dalla società. «Fai degli accordi commerciali dove l’immagine della squadra, dei giocatori, la vendi a uno sponsor, e loro utilizzano il nome Asseco Resovia con quel determinato giocatore sui loro canali», spiega.

I giocatori, di conseguenza, non sono disponibili solo nelle tre ore di allenamento. Il tempo extra è strutturato e contrattualizzato: shooting fotografici, produzioni video, presenza a eventi degli sponsor. Funziona perché in Polonia i giocatori sono professionisti con partita IVA, come l’allenatore e come chi lavora negli uffici del club. «Siamo tutti professionisti a lavorare. Dall’allenatore all’ufficio stampa ai giocatori. Già quello è una cosa diversa».

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## Il calendario arriva a maggio

In Polonia le società ricevono il calendario della stagione successiva a maggio. Con l’indicazione delle giornate di andata e di ritorno, le finestre temporali di gioco, le informazioni necessarie per prenotare gli hotel delle squadre ospiti, pianificare le trasferte, costruire la programmazione di marketing con mesi di anticipo. L’orario preciso di ogni partita arriva dopo, settimana per settimana, perché è la televisione a gestire il palinsesto. Ma il perimetro della stagione è già lì.

«A maggio riceviamo la bozza per regolarci», spiega Spinosi. «Anche perché i palazzetti non sono di proprietà dei club, sono tutti comunali, e a volte una squadra non ha disponibile il proprio impianto perché è prenotato dal comune. Se sai prima, puoi scambiare l’andata con il ritorno senza andare nel panico. Se lo scopri all’ultimo momento, diventa un casino».

Fuori Rete è riuscita a visualizzare la struttura organizzativa dei club: ogni partita programmata dall’inizio di settembre fino alla potenziale finale di Champions League del 17 maggio 2026\. Per ogni gara casalinga sono indicate capienza assegnata, categoria dell’evento e, nelle partite già giocate, la griglia dei fornitori confermati: sicurezza, catering, fotografo ufficiale, speaker, servizio ambulanza, personale di hall, hotel per gli avversari. Una colonna per ogni figura professionale coinvolta, una riga per ogni partita. La stagione esiste come progetto ancora prima che inizi.

«In Italia ho scoperto il calendario a pezzi», ricorda Spinosi. «Le partite di novembre le sapevamo a ottobre. Come fai a organizzare un evento in quel modo? Come vendi gli abbonamenti se non sai cosa ci metterai dentro?»

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## Cosa manca all’Italia, e cosa invece sta funzionando

Spinosi è la prima a mettere i paletti al confronto. «Le strutture italiane, nella grande maggioranza, sono palazzetti comunali affittati a ore, senza la possibilità di installare aree permanenti o modificare gli allestimenti liberamente. È un vincolo strutturale reale che non si risolve con la buona volontà di un ufficio marketing.

Detto questo, alcune cose funzionano anche in Polonia con lo stesso modello di impianti pubblici. «Anche qui i palazzetti sono del comune. Nessuna società è proprietaria. Ma c’è una gestione diversa dei rapporti con la città». Il problema italiano, in parte, è di modello relazionale prima ancora che infrastrutturale. Palazzetti come l’Allianz Cloud di Milano, il PalaBarton di Perugia avrebbero lo spazio fisico per provare qualcosa di diverso. Il modello esiste. Manca la struttura di sistema che lo rende sostenibile.

La SuperLega intanto cresce: 393.405 spettatori in regular season 2024/2025 con media di 2.980, record degli ultimi trent’anni e crescita dell’11% sul 2023/2024\. I playoff hanno totalizzato oltre 100.000 presenze con una media di 3.882, record assoluto per la fase a eliminazione diretta. Gli incassi al botteghino della regular season hanno raggiunto 3,35 milioni di euro. Perugia nella corsa scudetto ha fatto una media di 4.796 spettatori. A queste cifre la distanza con la PlusLiga è meno abissale di quanto sembri.

Il nodo rimane la televisione. L’accordo tra Lega Pallavolo e Volleyball World è stato rinnovato fino al 2034, con VBTV come piattaforma principale e Rai Sport e DAZN come partner aggiuntivi. La copertura c’è. Ma il meccanismo della PlusLiga, dove Polsat Plus ha rinnovato i diritti con un incremento del 200% e gestisce il palinsesto come una testata editoriale dello sport, produce qualcosa di diverso: un appuntamento fisso nel weekend di milioni di famiglie polacche. «Qui è come se fosse uno Sky di pallavolo», dice Spinosi. «Tutte le partite, sempre, in diretta. E la gente si è abituata a trovarle lì».

Quell’abitudine, nel volley italiano, ancora non c’è. E costruirla richiede tempo, risorse e la disponibilità di tutto il sistema a lavorare nella stessa direzione. «Quello che manca», conclude Spinosi, «è rivoluzionare la partita, farne un evento. Perché quando vai al palazzetto e stai lì tre ore e mezza, la partita è solo una parte di quello che hai vissuto. Il resto lo costruisci tu attorno».