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# La svolta Fabris e lo Star System del volley
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/la-svolta-fabris-e-lo-star-system/
- Published: 2025-11-07T08:14:48.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:18.000Z
- Description: Dalla proposta di Fabris alla rivoluzione del personal branding: come la pallavolo italiana sta passando da sport di squadra a ecosistema di volti, storie e identità che generano valore culturale
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Il mondo della pallavolo è in crescita, lo dicono i numeri, i dati di riempimento dei palazzetti e quelli degli utenti mediamente connessi in streaming. Eppure, da quando frequento il mondo della schiacciata tra i club aleggia sempre quel sentimento di “ingiustizia sociale” per cui andrebbe fatto di più. Sono sempre stato scettico verso questa retorica, perché nella cultura di massa dei club è ancora legata a una valorizzazione del proprio brand tradizionale e, non me ne vorranno, a volte già superata. Il punto è che ormai pensare a uno spazio in più sui quotidiani o un passaggio in più al TG possa essere rilevante per attivare il pubblico è piuttosto riduttivo. Ben più importante invece è quello che si definisce sviluppare uno **Star System** virtuoso. Spingere ossia sul **personal branding** delle atlete.

C’è chi lo ha già fatto, chi sta iniziando, e i risultati sono evidenti. Sylla, Orro, Michieletto, cito esempi sparsi, riempiono da soli i palazzetti. A Cisterna, nella mia esperienza come addetto stampa del club, ricordo bene quando Trento e Perugia arrivavano nel nostro Palasport: la mole di tifosi e facce nuove che venivano a conoscere la realtà e che, per bravura della realtà pontina, poi sono diventati fedelissimi tifosi di Cisterna. Il tramite però, che dir si voglia, è stato sempre il grande campione, il movente per la quale la gente si appassiona a questo sport. Può sembrare una considerazione banale ma non lo è, specie in uno sport dove il ciclo di vita dei club è molto breve rispetto ad altre discipline. La percentuale di tifosi fidelizzati alla realtà del club è molto bassa, più alta invece è la platea che fa sold-out al Forum per un match di cartello tra Milano e Conegliano. Sono i dati a parlare, ma ciò non vuol dire che le due sezioni non possano contaminarsi e autosostenersi per una crescita virtuosa.

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Arriviamo al dunque. Quando Mauro Fabris, presidente della Lega Volley Femminile, afferma pubblicamente che le partite della Serie A1 potrebbero essere trasmesse direttamente dai profili social delle atlete, non suggerisce una soluzione tecnica, né una semplice modernizzazione del sistema di distribuzione dei contenuti. Sta indicando un cambiamento di ordine culturale. Sta dicendo che il centro di gravità del valore del volley non risiede più nella struttura che lo organizza, ma nelle persone che lo interpretano. In altre parole, Fabris riconosce che la pallavolo italiana non è più un sistema mediatico che si irradia dall’istituzione verso il pubblico, ma un **ecosistema narrativo** che si sviluppa dall’individuo verso la collettività.

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### Dal gruppo al volto: la nuova grammatica del volley

La pallavolo, più di molti altri sport, ha costruito la propria identità sul principio della coralità. Il gioco non si fonda sull’espressione individuale come gesto isolato (vedi le star della NBA), ma sull’interdipendenza: una squadra di pallavolo esiste solo nella misura in cui le sue componenti si sostengono e si leggono. La cultura che ne è derivata ha privilegiato il gruppo sul singolo, e ha spesso guardato con sospetto qualunque dinamica che potesse far emergere un volto oltre l’insieme.

Questo modello ha garantito al volley una dimensione etica e disciplinare rara nello scenario sportivo moderno. Ma, allo stesso tempo, ha reso più difficile la sua leggibilità presso un pubblico non già formato. Perché **ciò che non ha volto, non genera identificazione. Ciò che non genera identificazione, non genera attenzione.** E oggi l’attenzione è la risorsa centrale dello sport.

La differenza tra l’attenzione istituzionale e quella personale è misurabile. Il profilo Instagram della Lega Volley Femminile raccoglie circa 266 000 follower. La somma dei profili delle giocatrici più seguite della Serie A1 (attenzione, non di tutte, ho preso le più rappresentative per ognuna delle 14 squadre) supera i **due milioni e mezzo**. Questo scarto non è un effetto collaterale: è la fotografia di dove risiede il valore narrativo. La pallavolo viene riconosciuta, seguita e sentita come prossimità attraverso i volti delle atlete, non attraverso i loghi delle istituzioni. Si assiste a una partita non solo perché si tifa per un club, ma perché si hanno relazioni emotive, estetiche, simboliche con le persone che la giocano. In altre parole, il campionato non esiste come contenuto; esiste come relazione.

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### Il precedente internazionale: la centralità delle icone

Questo non è un fenomeno isolato, anzi, a dirla tutta in Italia siamo ancora piuttosto indietro. La Sultanlar Ligi turca ha conosciuto un’espansione di risonanza internazionale grazie alla centralità di figure come Zehra Güneş, Melissa Vargas e Hande Baladın, capaci di catalizzare attenzione ben oltre il recinto sportivo. La Federazione spinge ogni anno per aumentare il valore delle franchigie attraverso l’ingresso di star internazionali, distribuendo in modalità free le partite, con ottiche di primo piano e un sistema di creazione contenuti che valorizza al meglio uno sport dinamico come il volley. Guardiamo oltre i confini europei. In Giappone, pur spostandoci nel settore maschile, Ran Takahashi ha trasformato la V.League in un linguaggio culturale condiviso, nel quale la partita è solo l’ultima manifestazione di una narrazione quotidiana, lì le star delle nazionali e di alcuni club sono dei veri e propri idoli. Dove si sposta il giocatore, si sposta un’intera platea di appassionati. Oggi nella pallavolo è il fenomeno mediatico più eclatante. Negli Stati Uniti, il progetto **Athletes Unlimited** non ha avuto molto spazio all’estero, ma è un modello oggi difficilmente replicabile ma sicuramente molto curioso. La lega ha rinunciato dichiaratamente all’idea di radicamento territoriale dei club, perché la fedeltà contemporanea del pubblico non si orienta più verso simboli collettivi astratti, ma verso biografie riconoscibili. Non è la squadra che genera appartenenza, ma la persona.

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Gli Stati Uniti hanno spinto oltre questo paradigma, trasformandolo in **modello economico**.  
Con **Athletes Unlimited**, la pallavolo è diventata un laboratorio di innovazione sportiva: niente squadre fisse, niente presidenti, niente confini geografici. Le atlete cambiano squadra ogni settimana, accumulano punteggi personali, votano le MVP e partecipano alla governance del torneo. L’intero sistema è pensato per **spostare il valore dal club alla giocatrice**, dalla struttura all’esperienza.

La strategia di marketing è chiara: **rendere ogni atleta un micro-brand**. Ogni profilo social diventa parte di una piattaforma distribuita, dove l’interazione del pubblico contribuisce al valore complessivo del progetto. Athletes Unlimited ha costruito una community fortemente digitalizzata, in cui engagement, dati e storytelling generano valore economico.  
Il business model non è fondato sui biglietti venduti o sui diritti TV, ma sulla **monetizzazione della relazione**: piattaforme proprietarie, partnership dirette, contenuti premium, licenze digitali e merchandising personalizzato.

Su questa scia si sta sviluppando un altro progetto in piedi da nemmeno due stagioni sportive: **League One Volleyball (LOVB)**, progetto parallelo che combina **accademia giovanile, franchising e storytelling**. È la prima lega a costruire un percorso verticale: dalla formazione dei talenti al professionismo, passando per community locali e hub di allenamento diffusi. LOVB non vende solo partite, ma una **esperienza di appartenenza culturale**. Il suo slogan — *“Built around players, powered by fans”* — riassume la filosofia che anche l’Europa, prima o poi, dovrà abbracciare.

L’obiettivo, in entrambi i casi, è comune: **trasformare la pallavolo in un linguaggio di comunità e intrattenimento**, dove l’atleta è la protagonista e il sistema economico ruota attorno alla sua capacità di raccontarsi. Non un capriccio del marketing, ma un cambio strutturale di paradigma.

A questo livello diventa necessario parlare di **Star System**. Storicamente, il termine designa il processo culturale attraverso cui il cinema hollywoodiano ha compreso che il pubblico non si affeziona a un’opera, bensì a chi la interpreta. La trama non è ciò che produce coinvolgimento; è la presenza riconoscibile di un volto, di un gesto, di un modo di abitare lo schermo. Lo sport, nel suo passaggio da rito comunitario a industria globale, ha incorporato lo stesso principio. Da Maradona a Messi, da Michael Jordan a LeBron James, da Serena Williams a Naomi Osaka, l’identità di uno sport viene percepita attraverso coloro che lo incarnano, non attraverso le istituzioni che lo regolano.

La pallavolo, invece, ha a lungo rifiutato il principio dello Star System, confondendolo con la celebrazione narcisistica dell’individuo. Ma lo Star System non è culto dell’io. È la condizione affinché un pubblico possa riconoscere un significato nel collettivo. Senza figure attraverso cui identificarsi, la squadra resta concetto astratto. Senza volti, un sistema non parla. Accettare lo Star System non significa alterare la natura cooperativa del volley; significa riconoscere che la cooperazione si manifesta e diventa comprensibile solo se chi coopera è visibile.

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### Il caso italiano: potenziale inespresso

Le atlete della Serie A1 possiedono già questa forza simbolica. Paola Egonu non rappresenta soltanto la potenza atletica, ma l’idea di identità che interroga e ridefinisce ciò che significa appartenere a una comunità sportiva. Gabi Guimarães non esprime soltanto leadership tecnica, ma un modo di stare nel mondo che ricompone forza e cura. Guardando alla Nazionale dei record di Julio Velasco, è impossibile non citare Myriam Sylla, una delle atlete più amate del nostro movimento e in Turchia, al Galatasaray, ha già contribuito alla crescita mediatica del club. Oggi incarna la presenza energetica che precede il linguaggio. Alessia Orro la segue di pari passo, comunica ciò che la pallavolo è nel suo livello più alto: intelligenza applicata al gesto.

La Lega Volley Femminile sta investendo da tempo sulla valorizzazione delle atlete (date un’occhiata ai social, ai video magistrali ricondivisi e usati da club e giocatrici — un sistema virtuoso). Ma la questione non è crearle, bensì riconoscerle e permettere loro di raccontarsi. Il pubblico oggi entra nello sport attraverso i canali che percepisce come autentici, diretti, non filtrati. Il profilo Instagram di un’atleta è, nel senso pieno del termine, lo spazio in cui si forma l’identità pubblica del volley. Trasmettere le partite da quei profili non significa decentralizzare la Lega, ma riconoscere che la Lega vive proprio lì, nella relazione quotidiana tra chi gioca e chi segue.

La conseguenza è economica prima ancora che narrativa. L’attenzione è ciò che determina il valore di sponsorizzazioni, diritti, merchandising, interesse internazionale. Si pensi al cosiddetto “Messi Effect” nella MLS, all’esplosione della WNBA con Caitlin Clark, alla rinascita della Formula 1 dopo *Drive to Survive*. Tutti esempi di economia generata non tanto dalla partita in sé, ma dal racconto che la precede e la segue. Lo sport si sta muovendo sempre più verso un linguaggio culturale, non un palinsesto televisivo.

La sfida per la pallavolo italiana, dunque, non è cambiare ciò che è, ma riconoscere ciò che è diventata. Un campo di relazioni, un luogo di identificazioni, un repertorio di storie incarnate. Se la Lega saprà accompagnare questo passaggio, non perderà autorità: ne acquisterà. Perché l’autorità oggi non si misura nella centralità della voce, ma nella capacità di farsi infrastruttura di relazione.

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### Case study italiani

Potremmo parlare per pagine e pagine di sistemi virtuosi in giro per il mondo, ma ogni tanto guardare in “casa nostra” è utile per capire da dove si possa partire.

**Volley Millenium Brescia**  
Sul versante delle realtà emergenti, Millenium Brescia ha saputo investire nel digitale e nel radicamento locale e a distanza di 10 anni dalla sua fondazione, credo sia uno dei club più virtuosi in questo senso. Il profilo Instagram del club supera i **73.000 follower**. [Instagram+1](https://www.instagram.com/milleniumbs/?utm%5Fsource=chatgpt.com)Nel 2020 un’analisi la poneva 4ª in A1 per engagement-follower e 8ª tra gli sport femminili in Italia. ([Volley Millenium Brescia](https://www.milleniumbs.com/millenium-ascesa-social-negli-sport-rosa-fra-nuove-iniziative-ed-engagement-crescente/?utm%5Fsource=chatgpt.com)) Il club ha puntato su storytelling territoriale (“Leonesse”), su partnership locali e sul coinvolgimento della comunità: la strategia dimostra che anche un club non “top-budget” può trasformarsi in piattaforma di relazioni, valorizzando volti, identità e cultura sportiva.

**Imoco Volley Conegliano**  
Cambiamo dimensione e prendiamo il top club per eccellenza, non solo in campo ma anche fuori. Conegliano ha vinto la Champions League 2024-25 e dominato internazionalmente. ([Volleyball World+1](https://en.volleyballworld.com/news/imoco-to-defend-2024-club-world-crown-in-2025?utm%5Fsource=chatgpt.com)) Dal punto di vista social, il profilo Instagram presenta circa **204.000 follower**. ([Instagram](https://www.instagram.com/imocovolley/?hl=en&utm%5Fsource=chatgpt.com)) Il club ha costruito un ecosistema: una forte brand identity (“Pantere”), un centro polifunzionale, contenuti premium per fanbase, comunicazione internazionale. La strategia è: l’atleta e il club come micro-brand, l’esperienza sportiva come spettacolo narrato. Il risultato: alta lettura mediatica, sponsorizzazioni globali, attrattività per talenti esteri.

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### Economia dell’attenzione e valore del racconto

La conseguenza è economica prima ancora che narrativa. Nel 2025 il valore dello sport non si misura più in diritti televisivi, ma in **capacità di trattenere attenzione**. Sponsorizzazioni, merchandising, diritti e engagement dipendono tutti da questo. Il cosiddetto **“Messi Effect”** nella MLS, l’esplosione della WNBA con Caitlin Clark, la rinascita della Formula 1 dopo *Drive to Survive*: tutti esempi di economie generate non dal gioco in sé, ma dal racconto che lo precede e lo segue. Lo sport è un linguaggio culturale, non un palinsesto televisivo.

Se la pallavolo saprà investire nella propria “narrazione incarnata”, potrà attrarre sponsor, mercati esteri e soprattutto giovani generazioni. Perché la **Generazione Z** non guarda partite: segue **persone**. Non cerca risultati: cerca storie, emozioni, autenticità. E quando l’autenticità coincide con l’eccellenza sportiva, nasce una sostenibilità mediatica a lungo termine, slegata in parte dai risultati.

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### Il ruolo del giornalismo e la nuova mediazione

In questo scenario, anche il giornalismo sportivo sta provando a ridefinirsi. Non basta più raccontare la cronaca o il risultato: occorre **mediare l’identità**, tradurre il linguaggio degli atleti in una narrazione culturale riconoscibile. Chi racconta lo sport oggi non deve limitarsi a descrivere, ma a **connettere**: trasformare i volti in storie, le storie in significato, il significato in valore. Non è una supposizione personale, ma le analytics che premiano contenuti lunghi e incentrati sui singoli, piuttosto che la “flash news” che racconti una partita.

La Lega, i club, i media, i creator: tutti fanno parte dello stesso ecosistema relazionale. E la vera sfida non è accentrare il potere comunicativo, ma **abilitare le connessioni**. Perché l’autorità oggi non si misura nella centralità della voce, ma nella capacità di diventare infrastruttura di relazione.

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### Conclusione

Il futuro della pallavolo non consiste nel difendere la forma che aveva, ma nel **dare forma a ciò che già esiste**. E ciò che esiste, oggi, sono le sue protagoniste, in grado di entusiasmare e dare spettacolo, in un sistema dove valori sani ed eticamente corretti rendono questa disciplina oggi tra le più apprezzate a livello globale. Curioso di sapere su questa macrotematica, vi aspetto nei commenti. Un saluto.

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