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# La vediamo, la ammiriamo. Ma in quanti ci giocano?
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/la-vediamo-la-ammiriamo-ma-in-quanti/
- Published: 2026-04-23T06:06:04.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:02.000Z
- Description: Analisi sociodemografica della pallavolo italiana: chi la pratica, chi la guarda, come lo fa, e se esiste davvero una correlazione tra chi gioca e chi osserva.
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

## Un paradosso che vale trecentosessantamila persone

Fuori Rete è nata per rispondere a delle domande. Lo considero un viaggio, di quelli che inizi da solo, e in cui man mano conosci persone, scopri luoghi e culture, terminandolo con una nuova ricchezza. A Novembre ero solo, oggi siamo quasi in 100\. A piccoli passi ho cercato di “scavare” all’interno di un mondo tanto bello quanto superficiale. Sono felice di aver trattato molto: modelli di business, scelte tattiche, storie di riscatto, strategie digitali e molto altro. Numero dopo numero sono stato il primo a imparare quanto il dietro le quinte dello spettacolo che ci appassiona sia complesso e unico nel suo genere. Prima di spingermi verso nuovi reportage (uno sul Klub Sportowy Jastrzębski Węgiel è in arrivo), volevo tornare alle origini, e capire chi siamo.

Ecco, questa uscita di Fuori Rete vuole partire da un numero. Dei 364.430 tesserati FIPAV, 281.349 sono donne, pari al 77% del totale. La pallavolo è, nei fatti, il primo sport di squadra femminile in Italia per numero di praticanti. Non il secondo, non uno sport “emergente”: il primo, stabilmente, da oltre due decenni. Eppure se si chiede a qualcuno quale sia lo sport femminile italiano più praticato, pochi rispondono “volley” senza un attimo di esitazione.

Questo è il paradosso che questa analisi vuole esplorare. Una disciplina con una base di praticanti enorme, giovane, femminile e distribuita sull’intero territorio nazionale, che fatica a tradursi in audience televisiva ordinaria, ma che al momento giusto, con la posta in gioco abbastanza alta, è capace di stracciare ogni record di ascolto. Un movimento che vive due vite parallele: quella silenziosa e quotidiana dei trecentomila che giocano, e quella fragorosa e intermittente dei milioni che guardano.

Per capire come questi due mondi si parlino o si ignorino, dobbiamo prima andare a vedere, con esattezza, chi sono le une e chi sono gli altri. Questa è Fuori Rete, la pallavolo spiegata, non raccontata. Buona lettura!

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## Il popolo che gioca. Tre milioni di persone invisibili

I dati ufficiali sul tesseramento FIPAV sono il punto di partenza obbligato, ma non raccontano tutta la storia. La Federazione Italiana Pallavolo stima circa tre milioni di praticanti in forma occasionale nel corso dell’anno, contro i poco più di 364.000 tesserati formali. La differenza, quasi un fattore di 9, descrive un universo sommerso fatto di tornei aziendali, campionati parrocchiali, campionati UISP, gruppi amatoriali di quartiere, sessioni serali in palestra con gli amici. Tre milioni di persone per cui la pallavolo è uno sport praticato, ma non registrato da nessuna statistica federale.

Di questi tre milioni, la FIPAV intercetta con il tesseramento formale circa il 12%. Gli altri stanno nel cosiddetto “sistema parallelo” degli enti di promozione sportiva: UISP, US ACLI, CSI, AICS, CSEN, e altri organismi riconosciuti dal CONI che organizzano campionati amatoriali in quasi ogni comune italiano. Questi enti hanno recentemente avviato progetti congiunti come “Sport in rete”, finanziato da Sport e Salute, che coinvolge centinaia di associazioni sportive dilettantistiche in 16 regioni, con la pallavolo tra le discipline privilegiate.

La UISP Pallavolo, in particolare, organizza campionati nazionali con proprie regole, propri tesseramenti e un sistema di qualificazioni strutturato per livello. Chi gioca in UISP spesso non ha mai fatto un allenamento federale, non conosce la differenza tra una seconda divisione e una serie C, ma gioca ogni settimana con gli stessi compagni da anni, tiene i tabellini, discute le regole, segue i risultati. È, a tutti gli effetti, un appassionato di pallavolo. Ma non esiste nei dati FIPAV.

Per completare il quadro, bisogna aggiungere la pallavolo scolastica, che è un canale di accesso prioritario alla disciplina per milioni di ragazzi italiani. La FIPAV ha aderito al progetto “Scuola Attiva” promosso da Sport e Salute e dal Ministero dell’Istruzione, con due filoni distinti: “Scuola Attiva Kids” per le scuole primarie e “Scuola Attiva Junior” per le scuole secondarie di primo grado. Il Volley S3, il programma di avviamento alla pallavolo pensato appositamente per i bambini a partire da 6 anni, è presente in migliaia di scuole italiane e costituisce la prima forma di contatto con la disciplina per una percentuale enorme di futuri tesserati, ma anche di semplici spettatori. A Roma, il torneo scolastico Volley Scuola della FIPAV Lazio ha registrato nel 2024 il record assoluto di partecipazione dal 2004, con 209 squadre iscritte tra maschile e femminile.

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## Chi gioca, davvero. Età, sesso, distribuzione

Il profilo demografico del tesserato FIPAV è straordinariamente preciso nella sua caratterizzazione. Il 90% dei tesserati ha meno di 30 anni. Guardando soltanto alla componente femminile, che rappresenta la maggioranza, oltre il 50% non ha più di 15 anni.

Questi numeri chiedono di essere letti con attenzione. La pallavolo è uno sport strutturalmente giovanile nella sua base di praticanti federali. La fascia 10-18 anni costituisce il nucleo centrale del movimento: è lì che si concentra la maggior parte delle tesserate, è lì che si sviluppano i vivai, ed è lì che si verificano sia gli ingressi nel sistema sia le uscite più massive. Il calo di tesserati registrato tra il 2015 e il 2019 prima del Covid riflette in modo diretto le difficoltà di ritenzione degli atleti nella fascia 18-25 anni: si entra nel minivolley a 8-10 anni, si gioca con intensità fino ai 16-17, poi una parte significativa lascia per gli impegni universitari, lavorativi, o semplicemente perché lo sport agonistico non si concilia più con i ritmi della vita adulta. Chi non abbandona del tutto migra verso il sistema UISP o amatoriale, diventando parte di quei tre milioni di praticanti non tesserati.

Sul fronte maschile, il quadro è differente e per certi versi più problematico. Nel periodo 2010-2024 i maschi tesserati hanno subito una flessione del 10,9%, mentre le femmine sono aumentate del 5%. Nel 2024 gli 81.352 tesserati maschi restano ancora inferiori agli 85.970 del 2010, anche se in netta ripresa dopo il minimo post-Covid del 2021\. La pallavolo maschile di base soffre di una competizione crescente con altri sport, soprattutto il calcio e il padel, che si sono rafforzati nelle stesse fasce anagrafiche e territoriali. La fascia under 18 maschile ha un tasso di abbandono precoce più alto di quella femminile, e la ripresa post-Covid è stata più lenta. Eppure, al vertice, il volley maschile italiano è tra i più forti al mondo.

Il dato demografico delle donne va letto anche in chiave storica. Dal 1974 al 1991 le donne tesserate registrarono un incremento dell’885,2%, contro il comunque notevole 318% dei maschi. Nel 1991 le donne erano già il 62,6% del movimento. [Federvolley](https://www.federvolley.it/sites/default/files/2024-06/2%C2%B0%20QUADERNO%20FIPAV.pdf?ref=fuori-rete.ghost.io) Una progressione che non ha eguali in nessun altro grande sport di squadra italiano, e che trasformò la pallavolo nel primo sport di squadra della storia italiana a vedere le donne diventare protagoniste numericamente dominanti. Il merito di questa svolta, dicono gli storici del movimento, va distribuito tra il minivolley, i cartoni animati giapponesi degli anni Settanta come “Mila e Shiro” e “Attacker You!”, e soprattutto la capillare presenza della pallavolo nelle ore di educazione fisica scolastica, dove la rete di separazione ha sempre reso il gioco accessibile a ragazze e ragazzi in egual misura.

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## La geografia della pratica. Dalle Marche alle palestre campane

I trecentocinquantamila tesserati italiani non sono distribuiti uniformemente sul territorio. La Lombardia guida con 60.601 tesserati, seguita da Veneto (39.758), Emilia Romagna (33.381), Lazio (33.354), le uniche regioni con più di 30.000, prima della Toscana con 25.728.

Ma la graduatoria per numeri assoluti risente inevitabilmente della demografia: la Lombardia è la regione più popolosa d’Italia. La classifica cambia completamente se si normalizza il dato sulla popolazione. Le Marche guidano con 967 tesserati ogni 100.000 abitanti, seguite da Veneto (819), Sardegna (786), Friuli Venezia Giulia (751) e Emilia Romagna (749). La Lombardia scende all’undicesimo posto, appena sopra la media nazionale di 604.

Qui occorre fare una correzione su quanto scritto in precedenza: le Marche hanno eccome una tradizione di club al vertice. La Cucine Lube Civitanova Marche è uno dei club più titolati della pallavolo maschile italiana degli ultimi vent’anni, con scudetti, Coppe Italia e Champions League. Eppure, come vedremo, anche nel caso marchigiano il nesso tra eccellenza del club e densità di praticanti non è così diretto: le Marche primeggiavano nella densità di tesserati già prima del ciclo vincente della Lube, a indicare che la pallavolo è radicata nel tessuto sociale della regione da ragioni che vanno oltre il traino del club professionistico.

Le variazioni nel tempo sono altrettanto significative. Dal 2010 al 2024 crescono Campania (+35,3%), Liguria (+21,7%), Toscana (+20,8%), Lazio (+18,9%) e Abruzzo (+15,9%), mentre calano Basilicata (-28,9%), Molise (-18,9%), Piemonte (-6,8%), Marche (-6,2%) e Veneto (-5,9%).

Il caso della Campania merita un’analisi a parte. In valori assoluti, i tesserati campani sono passati da 18.149 nel 2010 a 24.565 nel 2024: uno degli incrementi più alti in Italia, in una regione che storicamente non ha un club di spicco nella pallavolo nazionale di vertice. La spiegazione va cercata altrove: nella demografia giovane della regione, nell’espansione del sistema scolastico sportivo, e in alcune politiche di promozione territoriale particolarmente attive da parte dei comitati FIPAV locali e degli enti di promozione. È la prova che la crescita dei praticanti può avvenire anche senza un “traino” della squadra di vertice.

Viceversa, il Veneto perde quasi il 6% dei tesserati nonostante la presenza di Trentino Volley, Verona e l’eredità della Sisley Treviso. Il Piemonte scende del 6,8% nonostante Chieri abbia costruito negli ultimi anni una squadra femminile di alto livello. Il Trentino Alto Adige cala del 2,9% pur essendo sede di uno dei club maschili più titolati d’Europa. Questi dati suggeriscono con forza che il successo del club professionale non si trasmette automaticamente alla pratica di base.

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## Chi guarda. Il profilo del fan di pallavolo

Arriviamo alla domanda centrale: chi sono gli italiani che guardano la pallavolo? Sono le stesse ragazze di 14 anni che la giocano? O la pallavolo da guardare ha un pubblico completamente diverso da quello che la pratica?

La risposta, supportata da dati robusti, è: entrambe le cose, in modi diversi a seconda del medium.

La ricerca demoscopica Sponsor Value di StageUp e Ipsos, che misura annualmente l’interesse degli italiani per i campionati sportivi, fornisce i dati più precisi disponibili sul pubblico della SuperLega maschile. Al termine della stagione 2021-22, il bacino di interessati alla SuperLega era di 15.419.000 persone. Il target degli interessati è composto per il 54% da uomini e per il 46% da donne, con un’età giovane, reddito medio-alto nel 68% dei casi e diploma o laurea nel 73%. Il segmento degli appassionati abituali, pari al 32% degli interessati totali, ha un equilibrio di genere ancora più marcato (uomini 53%, donne 47%), con il 40% nella fascia 14-34 anni e il 44% tra i 35 e i 54\. Stime più recenti indicano che gli italiani interessati alla SuperLega siano oggi oltre 16 milioni.

Questo dato è sorprendente se lo si confronta con il profilo di chi la pallavolo la pratica. Il pubblico televisivo della SuperLega maschile è quasi in parità di genere, con una leggera prevalenza maschile, istruito, con reddito medio-alto, e concentrato nelle fasce 25-54 anni. Chi gioca a pallavolo è per il 77% donna e per il 90% under 30\. L’intersezione tra i due profili esiste ma non è dominante: il pubblico televisivo della pallavolo maschile è in larga misura composto da persone che non giocano, o che hanno smesso di giocare.

Per la pallavolo femminile, i dati sono ancora più articolati e illuminanti. La segmentazione demografica del pubblico della Lega Volley Femminile varia profondamente a seconda della piattaforma: su YouTube prevalgono uomini (60%) tra i 25 e i 44 anni, su TikTok il 42% delle visualizzazioni viene dalla Gen Z con una maggioranza femminile del 61%, su Instagram il pubblico è in prevalenza femminile (52%) e giovane (18-34 anni).

Questa frammentazione racconta qualcosa di molto preciso sul rapporto tra chi gioca e chi guarda la pallavolo femminile. YouTube, la piattaforma degli highlights e delle analisi tecniche, attrae prevalentemente uomini adulti che conoscono il gioco, probabilmente ex praticanti o semplici appassionati della tecnica. TikTok, il medium della GenZ, porta a sé le ragazze giovani, le stesse che potenzialmente giocano o hanno giocato, attratte da contenuti brevi, virali, spesso costruiti intorno alle personalità delle atlete. Instagram intercetta una fascia femminile più matura, 18-34 anni, che probabilmente è il segmento di overlap più significativo tra chi ha praticato da giovane e ora segue il movimento come spettatrice adulta.

In altre parole: TikTok è dove le praticanti diventano fan. YouTube è dove i fan diventano esperti. Instagram è dove le ex praticanti rimangono in contatto con un mondo che hanno lasciato fisicamente ma non emotivamente.

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## I palazzetti: chi si siede in tribuna

Se il televisore e i social raccontano un pubblico largo e demograficamente variegato, il palazzetto racconta qualcosa di più specifico. La presenza fisica a una partita richiede sforzo, costo e appartenenza territoriale che il click da divano non richiede.

Nella stagione 2024-25, la Serie A1 femminile ha registrato 460.743 spettatori ai palazzetti, con una crescita dell’8% rispetto alla stagione precedente e del 78% rispetto alla stagione 2011-12\. Sommando Supercoppa e Coppa Italia, la cifra totale delle presenze ha superato i 600.000 spettatori. I Playoff Scudetto hanno attirato 83.000 tifosi nelle 20 gare disputate, con una media di 4.200 persone a partita, il 37% in più rispetto alla stagione precedente.

Sul fronte maschile, la stagione ha visto oltre 550.000 spettatori che hanno assistito a 190 match distribuiti tra regular season e play-off, con un’affluenza media di 2.902 spettatori e incassi al botteghino di 5,3 milioni di euro. I play-off 2024-25 hanno fatto registrare il record assoluto di presenze con una media di 3.882 spettatori per partita nelle 26 sfide, in aumento del 7% rispetto alla stagione precedente: mai prima d’ora nelle 42 edizioni precedenti si era raggiunto questo risultato.

Complessivamente, le due leghe hanno portato ai palazzetti oltre 1,1 milioni di spettatori nel 2024-25\. Un numero significativo, ma che mostra anche i limiti strutturali del sistema: la carenza di arene moderne costituisce un forte ostacolo alla crescita del movimento, rendendo difficile monetizzare l’entusiasmo crescente che circonda il volley italiano. Molti palazzetti italiani hanno capienze ridotte, standard tecnici inadeguati, e location difficili da raggiungere, il che crea un tetto artificiale alla crescita delle presenze indipendentemente dalla domanda reale.

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## La televisione: i numeri della passione intermittente

Il confronto tra presenze ai palazzetti e ascolti televisivi svela la struttura a doppia velocità dell’interesse italiano per la pallavolo. La SuperLega maschile ha registrato nella stagione 2023-24 oltre 12,6 milioni di spettatori cumulativi su RAI, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente e record per la competizione.L’audience complessiva della Serie A1 femminile è quasi raddoppiata in quattro anni: da 5,8 milioni a 10,8 milioni di telespettatori annui (+84%).

Ma sono i grandi eventi a rivelare la vera misura dell’interesse nazionale. La finale olimpica femminile di Parigi 2024, Italia contro USA, è stata l’evento sportivo più visto delle Olimpiadi sulle reti RAI: 5.550.000 spettatori con il 40,34% di share. In termini di audience media, il volley femminile è stato la disciplina più vista di tutti i Giochi, con 3.673.000 appassionati medi, davanti all’atletica (3.502.000) e al volley maschile (3.372.000).

Vale la pena allargare l’orizzonte al Mondiale femminile 2025\. La finale Italia-Turchia ha raccolto 4,34 milioni di spettatori medi, confermando che quando trasmessa in chiaro la pallavolo può competere con i grandi eventi calcistici.

Questi numeri chiedono una lettura critica. Un conto è il picco olimpico, un’altra è la televisione ordinaria. I match della SuperLega su RAI Sport hanno registrato una media di oltre 150.000 spettatori nella stagione recente, in significativo aumento rispetto ai meno di 100.000 del 2013-14\. Centocinquantamila spettatori di media per una partita di campionato di volley sono un risultato dignitoso ma lontano anni luce dai 5,5 milioni dell’olimpica. La forbice tra pallavolo “olimpica” e pallavolo “ordinaria” è la più larga tra tutti i grandi sport italiani, calcio compreso.

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## I social e il nuovo pubblico: come si guarda la pallavolo nel 2025

Il modo in cui gli italiani consumano la pallavolo si è trasformato radicalmente negli ultimi cinque anni. La televisione lineare rimane il medium principale per i grandi eventi, ma il quotidiano si è spostato su piattaforme digitali.

La Lega Volley Femminile ha raggiunto nella stagione 2024-25 il traguardo simbolico del milione di follower, con un incremento del 32% in un solo anno. Su YouTube ha registrato 43 milioni di visualizzazioni e oltre 672.000 ore di contenuti visti; su TikTok 105 milioni di visualizzazioni e oltre 6 milioni di interazioni; su Instagram 174 milioni di visualizzazioni e 6 milioni di interazioni. L’ecosistema legato al campionato femminile ha superato 1,4 miliardi di visualizzazioni durante la regular season: un record assoluto. In termini di visualizzazioni la pallavolo femminile è seconda solo alla Serie A di calcio tra le leghe sportive italiane, davanti al basket e allo stesso volley maschile.

La Volleyball Nations League 2024 ha registrato un incremento del 99% degli spettatori unici in Italia su VBTV rispetto all’anno precedente, percentuale che sale al 117% per le partite delle nazionali italiane. L’incremento è stato del 123% per le partite del torneo femminile, con un picco del 173% per i match delle azzurre.

Nei Campionati del Mondo 2025, VBTV ha registrato oltre 530.000 visualizzazioni live, che diventano 1,2 milioni includendo gli highlights. La distribuzione dell’audience è stata quasi perfettamente equilibrata: 53% per le competizioni femminili e 47% per quelle maschili.

Un dato sui social merita una riflessione specifica: le visualizzazioni dall’Italia rappresentano solo il 27% del totale su YouTube e il 33% su TikTok, con importanti fette di pubblico dal Brasile (7-8%), dall’India (6,6%) e da Turchia, Indonesia, Messico e Thailandia. La pallavolo italiana è uno sport con un pubblico digitale globale. Paola Egonu, Antropova, Sylla e compagne hanno follower in tutto il mondo. Il pubblico che guarda la pallavolo italiana online è per un terzo o meno italiano: gli altri due terzi sono appassionati stranieri attratti dalla qualità del campionato.

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## La correlazione: esiste davvero un nesso lineare tra praticanti e appassionati?

Arriviamo alla domanda che struttura l’intera analisi. Chi gioca e chi guarda sono le stesse persone? Esiste una correlazione misurabile tra la crescita dei praticanti e la crescita del pubblico?

La risposta breve è: la correlazione esiste, ma non è lineare, e la direzione causale è opposta a quella intuitiva.

Guardando i dati storici, la crescita dei tesserati FIPAV e quella degli ascolti televisivi seguono traiettorie indipendenti, con picchi in momenti diversi. I tesserati erano al massimo storico intorno al 2015, ma quegli anni non corrispondevano affatto al massimo degli ascolti televisivi. Al contrario, la crescita più robusta degli ascolti e delle presenze ai palazzetti si è verificata tra il 2022 e il 2025, in coincidenza con un ciclo straordinario di successi internazionali delle nazionali, mentre i tesserati erano ancora nella fase di recupero post-Covid.

Il meccanismo reale sembra funzionare così: i successi sportivi di alto profilo generano picchi di interesse che si depositano, in parte, come nuovi praticanti nei 12-24 mesi successivi. L’oro olimpico di Parigi 2024 ha quasi certamente prodotto un’impennata di iscrizioni nelle società giovanili dell’autunno successivo. Ma questa conversione è parziale e temporanea: la maggior parte di chi ha guardato la finale con i 5,5 milioni non si è iscritta a nessuna società. Ha vissuto l’evento come fatto culturale, non come punto di ingresso nello sport.

Viceversa, chi pratica la pallavolo è statisticamente più propenso a seguirla, ma non in modo esclusivo né necessariamente attraverso il campionato italiano. Le teenager che giocano in una società minore di una città del Nord seguono prevalentemente la nazionale, e quando la nazionale vince, il loro coinvolgimento emotivo è totale. Ma la SuperLega o la Serie A1 femminile non fanno necessariamente parte del loro orizzonte di consumo mediatico ordinario.

Il segmento che funziona da cerniera tra i due mondi è quello degli ex praticanti: persone tra i 25 e i 45 anni che hanno giocato da giovani e ora seguono il campionato come spettatori. È esattamente la fascia 25-44 che rappresenta il 50% degli spettatori su YouTube, con il 60% di composizione maschile, un dato che riflette probabilmente gli ex giocatori che guardano il volley maschile da una prospettiva tecnica, e le ex giocatrici che seguono la Serie A1 con la stessa motivazione. Questo segmento è il più prezioso per le leghe, perché è fedele, abitudinario e disposto a pagare un abbonamento streaming.

Il vero gap, rispetto ai modelli internazionali più avanzati, è nella mancanza di un racconto mediatico continuativo che colleghi la pratica di base al movimento di vertice. In Polonia, che è il paese con la più alta percentuale di popolazione praticante al mondo (13,8% contro il 6,7% dell’Italia), le partite del campionato nazionale vengono trasmesse in chiaro con regolarità e ottengono ascolti strutturalmente alti. La finale della VNL 2025 tra Polonia e Italia ha attirato un combined audience di 3,8 milioni di spettatori, il dato sportivo più alto sul canale Polsat in 25 anni. La pallavolo polacca non dipende dai picchi olimpici perché ha costruito nel tempo un pubblico televisivo ordinario che segue il campionato come si segue la Serie A.

In Brasile il meccanismo è ancora diverso: nel 2025 la pallavolo ha dominato la pay TV brasiliana con tutte le prime 10 posizioni tra le trasmissioni sportive in diretta, con una media settimanale di 1,6 milioni di spettatori, superiore a Formula 1, Wimbledon e NBA. In un paese con 220 milioni di abitanti e una cultura pallavolistica radicatissima, il gap tra praticanti e pubblico televisivo si è già ridotto a un punto di equilibrio stabile.

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## Cosa raccontano le Marche, e cosa non torna nel Veneto

La distribuzione geografica dei tesserati, letta insieme ai dati sulle presenze ai palazzetti, offre alcune contraddizioni illuminanti.

Le Marche hanno il più alto rapporto tesserati-popolazione di tutta Italia: 967 ogni 100.000 abitanti, contro una media nazionale di 604\. Questo è il dato di una regione in cui la pallavolo è davvero uno sport di massa, con strutture societarie capillari, una cultura sportiva orientata al volley e, sì, la presenza di un club come la Lube Civitanova che ha abituato per anni la regione a frequentare palazzetti per seguire il volley di vertice. Ma il primato marchigiano nella densità di tesserati precede di molto il ciclo vincente della Lube, e suggerisce che il rapporto tra l’identità territoriale e lo sport sia più profondo di un semplice effetto traino da club.

Il Veneto è il caso opposto: seconda regione per numero assoluto di tesserati, con 39.758, ma in calo del 5,9% nel periodo 2010-2024\. Trentino Volley, Verona e Padova sono presenti da anni in SuperLega e nelle competizioni europee. Eppure la base di praticanti si restringe. La spiegazione possibile è nella concorrenza di altri sport: il Veneto è anche la regione del ciclismo, del nuoto, del rugby e del calcio di provincia forte. La dispersione dell’attenzione su più discipline riduce la capacità della pallavolo di trattenere i giovani dopo i 16 anni.

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## Il senso di un’analisi: dove sta la pallavolo italiana oggi

Ci sono almeno cinque domande aperte che emergono da questo viaggio nei numeri.

Prima: la pallavolo ha un problema di genere interno. Chi pratica è per il 77% donna e per il 90% under 30\. Chi guarda abitualmente il campionato ha una distribuzione quasi paritetica e una fascia d’età che si estende fino ai 54 anni. Le due popolazioni si sovrappongono parzialmente, ma non si specchiano. Questo significa che la pallavolo ha costruito un pubblico adulto e maschile che non viene dalle sue palestre. Come? Probabilmente attraverso la nazionale maschile, che ha avuto cicli di successo lunghissimi dagli anni Novanta agli anni Duemila, formando una generazione di fan che poi ha continuato a seguire il campionato.

Seconda: il pubblico digitale della pallavolo femminile è già globale, per il 67-73% non italiano, trascinato dalla qualità di un campionato che è tra i primi al mondo per valore tecnico. Questo è un asset straordinario che le leghe stanno solo iniziando a monetizzare in modo sistematico.

Terza: il sistema degli enti di promozione sportiva (UISP, ACLI, CSI) gestisce una quota rilevante di chi gioca a pallavolo in Italia, senza che questo si traduca in audience televisiva o digitale misurabile. Chi gioca in UISP raramente si abbona a VBTV.

Quarta: il problema degli impianti è reale e rischia di diventare il tetto di crescita dell’intero sistema. Con palazzetti che non superano i 4-5.000 posti in molte piazze importanti, la domanda di biglietti non si può soddisfare, e l’esperienza dal vivo non migliora al livello che richiederebbe la crescita degli ascolti digitali.

Quinta, e forse più interessante: il marginal gain per il sistema pallavolo non sta nell’aumentare il numero di tesserati per ottenere più spettatori. Sta nell’investire sul racconto dei tre milioni di praticanti invisibili, nel costruire un ponte narrativo tra le palestre del giovedì sera e i palazzetti della domenica pomeriggio, nel trasformare la pratica diffusa e silenziosa in senso di appartenenza consapevole a un movimento. È quello che in Polonia e in Brasile hanno fatto negli ultimi vent’anni. In Italia, successi come l’oro di Parigi 2024 hanno idealmente aperto una finestra. Saperla tenere aperta dipenderà da scelte industriali, mediatiche e politiche che vanno ben oltre il campo da gioco. Noi saremo qui per provare ad analizzarle.

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