> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://fuori-rete.ghost.io/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Le squadre passano, i club restano
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/le-squadre-passano-i-club-restano/
- Published: 2026-03-09T11:21:16.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:08.000Z
- Description: Dalla longevità di Lube e Trento alle piazze emergenti: come si costruisce identità nella pallavolo italiana? Ne parliamo in questo numero
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Chi legge **Fuori Rete** sa che negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di numeri, pubblico, identità e partecipazione nel volley italiano. Abbiamo ragionato sugli spettatori nei palazzetti, sulla crescita di alcune piazze, sulla difficoltà – ancora evidente – di trasformare l’interesse per la pallavolo in una base stabile e duratura.

Ma mentre la stagione dei club entra nella sua fase decisiva, con i playoff che iniziano a scandire il ritmo del finale di campionato e le prime voci sul futuro delle società che già circolano con insistenza, mi è tornata in mente una frase che arriva da un altro sport.

È una frase pronunciata da Serse Cosmi dopo una sconfitta della sua Salernitana contro la Casertana. Un episodio preso dalla terza serie italiana di calcio. Una frase breve, quasi brutale nella sua chiarezza: *“La Salernitana è un grande club, ma non una grande squadra” -* dice Cosmi, alla domanda legata ai motivi della dimensione attuale dei granata, oggi quarti in classifica.

In poche parole c’è una distinzione che, se ci pensiamo bene, riguarda profondamente anche la pallavolo e lo sport in generale.

Una grande squadra può nascere in fretta: un buon budget, un ciclo tecnico favorevole, una stagione in cui tutto funziona. Ci sono mille variabili, spesso legate senza solide basi a fenomeni di relativa breve durata. Un grande club invece è qualcosa che richiede tempo. Richiede radici. Richiede identità.

E soprattutto richiede una comunità.

La pallavolo italiana vive dentro un sistema economico molto diverso da quello del calcio. Non esiste un mercato dei cartellini capace di generare ricavi strutturali, i diritti televisivi hanno un peso davvero limitato e l’equilibrio economico dei club dipende in gran parte dagli sponsor. In un contesto del genere diventa quasi inevitabile porsi una domanda semplice: **come si costruisce un club che riesca a durare nel tempo?**

Osservando le realtà più solide del movimento, emergono alcune costanti piuttosto chiare.

## Il pubblico non si compra

La prima riguarda il rapporto con il territorio e con il pubblico.

Nel calcio esistono città che vivono la propria squadra come un elemento identitario indipendentemente dalla categoria. Salerno per restare sul tema è una di queste piazze: il legame tra squadra e città non nasce dai risultati, semmai li attraversa.

Nella pallavolo questo fenomeno è più raro, ma quando accade diventa una forza straordinaria.

Uno degli esempi più affascinanti degli ultimi anni è quello della Yuasa Battery Grottazzolina. Un centro marchigiano molto piccolo che è riuscito a costruire un ambiente incredibilmente caldo e partecipato. Il palazzetto pieno, una tifoseria continua, un senso di appartenenza che va ben oltre la singola partita, e che nella stagione che ha visto i marchigiani vincere una sola volta e retrocede, ha fatto scuola su come si può vivere un club nel quotidiano.

Ciò che colpisce non è soltanto l’entusiasmo, ma la sua natura. Non è l’entusiasmo effimero di una stagione positiva. È il risultato di un lavoro costruito nel tempo: relazioni con il territorio, attività giovanile, presenza costante nella vita sportiva della comunità.

Ed è qui che emerge una delle verità più semplici dello sport: **il tifo non si compra**.

Si possono acquistare giocatori, si può investire sul mercato, si possono costruire squadre competitive nel giro di pochi mesi. Ma una comunità sportiva non si compra. Una comunità si conquista.

E si conquista soprattutto nei momenti difficili.

[Iscriviti ora](#/portal/signup)

## Quando si cade, chi resta?

Nello sport la parola “caduta” fatica ad essere digerita. Essa non significa soltanto una stagione negativa. Ma anche retrocessioni, ridimensionamenti, cambi di ciclo.

È in quei momenti che si capisce davvero quanto un club sia radicato nel proprio territorio.

La storia recente di Taranto racconta bene questo passaggio. La retrocessione dalla Superlega avrebbe potuto spegnere l’entusiasmo della piazza. Invece è accaduto l’opposto: la stagione successiva in questa A2 ha riportato entusiasmo e partecipazione, dimostrando quanto il legame tra squadra e città fosse solido.

Le categorie passano. L’identità, se è autentica, resta.

Ed è proprio questa identità che permette a un club di attraversare le difficoltà senza perdere il proprio senso.

## La longevità come misura della solidità

Se esiste un indicatore affidabile per capire quanto un progetto sportivo sia solido, quello è il tempo.

La longevità, nello sport, racconta più di qualsiasi classifica.

Nel panorama della pallavolo italiana ci sono club che rappresentano esempi quasi didattici di questa continuità. La storia della **Cucine Lube Civitanova** è probabilmente il caso più emblematico. Il club marchigiano è stabilmente ai vertici della pallavolo italiana dalla metà degli anni Novanta e da oltre trent’anni è protagonista costante tra campionato e competizioni europee.

Generazioni di giocatori e allenatori si sono alternate, gli sponsor sono cambiati, ma la struttura del club è rimasta.

Un percorso simile appartiene anche a **Trentino Volley**, che dalla promozione in Serie A1 nel 2000 ha costruito uno dei cicli più importanti della pallavolo europea, vincendo scudetti, Champions League e Mondiali per club e mantenendo per oltre due decenni una presenza stabile ai vertici del movimento.

Quando si osservano queste storie con attenzione, emerge un dato abbastanza evidente: il successo non nasce mai da un singolo fattore. Nasce dall’equilibrio tra dirigenza, organizzazione tecnica, rapporto con il territorio e capacità di rinnovarsi nel tempo.

[Iscriviti ora](#/portal/signup)

## Il vivaio come investimento culturale

Accanto al pubblico e alla continuità esiste un altro elemento decisivo nella costruzione di un club duraturo: il settore giovanile.

In uno sport dove i trasferimenti non rappresentano una fonte di ricavo significativa, la formazione diventa uno dei pochi strumenti per costruire sostenibilità tecnica.

Uno dei modelli più interessanti in questo senso è quello sviluppato dalla Vero Volley Monza. Il consorzio lombardo ha costruito negli ultimi anni uno dei sistemi giovanili più vincenti del panorama nazionale, accumulando titoli nelle categorie Under e creando un bacino di talenti che oggi inizia a trovare spazio anche nella prima squadra.

In una fase in cui il club ha annunciato un ridimensionamento del budget, il valore di questa struttura diventa ancora più evidente. La crescita di giocatori come **Frascio** rappresenta esattamente questo: la possibilità di rinnovare il progetto senza rinunciare all’ambizione.

Il vivaio, in fondo, è molto più di un investimento tecnico. È uno strumento di identità. I ragazzi cresciuti in casa portano con sé un legame diretto con il territorio e rafforzano il rapporto tra squadra e comunità.

## Il problema delle strutture

Resta poi un tema che accompagna da anni lo sport italiano e che nella pallavolo assume un peso particolare: quello delle infrastrutture.

La maggior parte dei palazzetti è di proprietà comunale e spesso presenta limiti strutturali evidenti. Impianti datati, capienze limitate, difficoltà di investimento. Il sistema vive dentro un equilibrio complesso tra enti pubblici e società sportive che rende complicato pianificare interventi a lungo termine.

Eppure le strutture rappresentano uno degli elementi più importanti per la crescita del movimento. Un palazzetto moderno non è soltanto il luogo dove si disputano le partite. È uno spazio di aggregazione, un centro sportivo, un punto di riferimento per l’attività giovanile e per la vita sociale del territorio.

Quando un club riesce a stabilire una relazione stabile con la propria casa sportiva, il salto di qualità diventa immediatamente percepibile. Il pubblico si fidelizza, gli sponsor trovano visibilità, la squadra acquisisce un’identità fisica riconoscibile. È una questione culturale.

## La domanda che resta

Se si osservano i modelli più solidi della pallavolo italiana, si scopre che quasi sempre convivono tre dimensioni fondamentali: una base di pubblico coinvolta, un settore giovanile sviluppato e una struttura organizzativa capace di durare nel tempo.

Il pubblico porta entusiasmo e identità. Il vivaio garantisce continuità tecnica. Le strutture offrono stabilità e prospettiva.

Quando queste tre dimensioni si incontrano, succede qualcosa di particolare: la squadra smette di essere soltanto una squadra. **Diventa un club**.

Ed è forse questa la riflessione più interessante da fare proprio adesso, mentre la stagione entra nella sua fase più calda e il dibattito si concentra su playoff, finali e mercato.

Il futuro della pallavolo italiana non dipenderà soltanto da chi vincerà lo scudetto o da chi solleverà una coppa. Dipenderà soprattutto da quanti club riusciranno a costruire radici profonde nel proprio territorio.

Perché una grande squadra può nascere in una stagione.  
Un grande club, invece, nasce quando una comunità inizia a riconoscersi in quella squadra e continua a farlo anche quando le stagioni cambiano.

E alla fine si torna sempre alla stessa domanda.

Quando i giocatori nelle varie dichiarazioni parlano del famoso “*giochiamo per loro”*, la domanda resta inevitabile.

**Chi sono alla fine davvero “loro”?**