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# L'Event Leverage nello sport: quando due ore diventano un investimento di stagione
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/levent-leverage-nello-sport-quando/
- Published: 2026-09-18T07:03:51.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:13:46.000Z
- Description: Capitale sociale, teoria degli stakeholder e collective effervescence: perché le presentazioni ufficiali non sono un rito di immagine, ma un'infrastruttura relazionale da capitalizzare
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Gli eventi istituzionali servono davvero? I campionati sono prossimi al loro inizio, se a ottobre i palazzetti di tutta Italia si accendono, settembre è il mese dei proclami, delle presentazioni, dei buoni auspici. Per molti potrebbero sembrare solo incontri di retorica, in realtà sono un primo livello di attivazione, un primo raccoglitore per capire se di estate, e anche prima, si è lavorato bene. Ho scelto di riflettere su questo specifico momento, che è costante di tante realtà, perchè ho avuto il piacere di raccontare la rinnovata Ferraro SMI Roma Volley, chiedendomi cosa desse valore a un evento del genere.

Una presentazione ufficiale non produce risultati sportivi, non vende biglietti, non firma contratti, eppure quelle due ore possono avere conseguenze che si misurano su tutta la stagione. La chiave per capirlo sta in un concetto preciso della letteratura di sport management, quello dell**’event leverage**.

Questo è Fuori Rete, lo spazio per capire la pallavolo negli spazi lontani dal campo da gioco. Buona lettura!

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### L’evento come piattaforma

Una parte della letteratura di sport management ha proposto di superare l’idea che un evento debba essere valutato solo per il suo impatto diretto, cioè per ciò che accade mentre è in corso. Il punto è capire come quell’evento possa diventare una piattaforma da cui far partire benefici economici, sociali e relazionali ulteriori. È una distinzione che nel volley, e più in generale nello sport di club, viene applicata poco. Le presentazioni di squadra, le cerimonie di apertura, gli incontri con le istituzioni vengono trattati come momenti di immagine, quando in realtà sono infrastrutture temporanee di relazione, utili quanto (se non più) di una singola vittoria in campionato. La differenza tra un evento che produce valore e uno che resta solo cerimonia sta in questo passaggio, dal risultato immediato alla capacità di attivare qualcosa che continua a lavorare anche dopo.

### Mettere le persone nella stessa stanza

Una società sportiva è circondata da un ecosistema che raramente si incontra tutto insieme: sponsor, amministrazione comunale, dirigenti federali, giornalisti, tifosi, partner potenziali. Ognuno di questi soggetti vive lo stesso sistema ma occupa stanze diverse, e spesso si conosce solo per sentito dire. Una nota teoria degli stakeholder invita a distinguere gli interlocutori in base a potere, legittimità e urgenza, perché non tutte le relazioni pesano allo stesso modo per un’organizzazione. Ma la funzione più semplice ed efficace di un evento istituzionale è proprio questa: rendere visibili contemporaneamente questi interlocutori, associarli allo stesso progetto, rendere pubblica l’esistenza di una rete che normalmente resta invisibile, frammentata, dispersa in contatti isolati che nessuno ha mai messo davvero in relazione tra loro.

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### Dal contatto al capitale sociale

Nel linguaggio sportivo tendiamo a sottovalutare ciò che non produce un ritorno economico immediato. Un incontro sembra solo un incontro. Ma nel management il valore di una rete non coincide con i biglietti venduti in una serata, si misura nelle settimane o nei mesi successivi, quando arriva il momento di rinnovare una sponsorizzazione, chiedere una collaborazione o capire semplicemente a chi rivolgersi per risolvere un problema. Alcuni studi condotti su eventi sportivi partecipativi hanno individuato tre forme di capitale sociale generabili dall’interazione: bonding, cioè rafforzamento dei legami interni, bridging, cioè costruzione di ponti tra gruppi diversi, e linking, cioè connessioni tra soggetti che occupano posizioni differenti nella struttura sociale e istituzionale. Per un club è quest’ultima la dimensione più preziosa, perché una serata può mettere in contatto pezzi del sistema che una partita, da sola, non riesce a far dialogare: il presidente incontra l’impresa, l’impresa incontra l’amministrazione, l’amministrazione incontra il club.

### Il rito della presentazione

C’è poi una funzione meno economica ma altrettanto rilevante, quella rituale. Una meta analisi del 2022, che ha integrato 50 studi per oltre 182mila partecipanti, ha trovato associazioni tra collective effervescence, cioè la condizione emotiva generata dalla partecipazione collettiva, e fenomeni come identità di gruppo, senso di appartenenza ed efficacia collettiva. Tradotto fuori dal linguaggio accademico, stare insieme in un momento simbolicamente importante cambia il modo in cui percepiamo il gruppo a cui apparteniamo. Durante l’allenamento esistono ruoli distinti: l’allenatore, gli atleti, il direttore sportivo, il presidente. Durante una presentazione questi ruoli vengono raccontati come parti della stessa storia, messi sullo stesso palco, e la stagione smette di essere solo un calendario di partite per diventare un progetto collettivo.

### Il vero lavoro comincia dopo

Il concetto di **leveraging** serve proprio a distinguere l’impatto immediato di un evento dalla capacità dell’organizzazione di sfruttarlo strategicamente nel tempo. Una fotografia scattata con un’istituzione può diventare un rapporto stabile. Una stretta di mano con uno sponsor può diventare una collaborazione vera. Un giornalista presente può trasformarsi in un contatto continuativo invece che in una presenza occasionale. Il punto quindi non è organizzare l’evento, è capitalizzarlo nei giorni e nelle settimane successive, con follow up mirati e contenuti pensati per durare. Altrimenti quelle due ore restano un prodotto isolato invece di diventare l’inizio di qualcosa.

### La leva della FOMO

C’è anche un meccanismo più sottile che riguarda la percezione esterna dell’evento. Un filone di ricerca ha studiato la fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa, sviluppando una misura specifica del fenomeno e osservandone la relazione con il coinvolgimento sociale e digitale. Applicato agli eventi istituzionali, il meccanismo funziona così: quando un evento viene raccontato come rilevante, la domanda non è più solo cosa è successo, ma anche chi c’era. Essere nella stanza, nella fotografia, nell’invito diventa un segnale implicito di appartenenza e di riconoscimento come interlocutori legittimi del progetto. È una dinamica potente ma delicata, perché esclusività e inclusione non sono la stessa cosa, e un evento può restare selettivo nella platea fisica pur allargando, attraverso i contenuti pubblicati dopo, la percezione di appartenenza anche a chi non era presente.

### Misurare due ore

Se accettiamo che un evento istituzionale possa avere un valore concreto sulla stagione, dobbiamo anche provare a misurarlo, senza fermarci al giudizio generico che è andato bene. Quante persone strategiche erano presenti. Quanti stakeholder nuovi sono entrati nella rete. Quante conversazioni commerciali sono nate. Quante collaborazioni si sono attivate nei trenta, sessanta o novanta giorni successivi. E soprattutto, quante di queste relazioni sono rimaste vive durante la stagione. Solo a queste condizioni le due ore di una presentazione smettono di essere un rito autoreferenziale e diventano quello che dovrebbero essere sempre: il primo vero investimento della stagione.

### Riferimenti bibliografici

Laurence Chalip, Towards Social Leverage of Sport Events, Journal of Sport & Tourism, 2006.

Ran Zhou, Kyriaki Kaplanidou, Building social capital from sport event participation, Sport Management Review, 2018.

Pizarro et al., Emotional processes, collective behavior, and social movements: A meta-analytic review of collective effervescence outcomes during collective gatherings and demonstrations, Frontiers in Psychology, 2022.

Andrew K. Przybylski et al., Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out, Computers in Human Behavior, 2013.

Ronald K. Mitchell, Bradley R. Agle, Donna J. Wood, Toward a Theory of Stakeholder Identification and Salience, Academy of Management Review, 1997.