Monza spaventa Perugia, quando Davide fa vacillare Golia

Perugia vince 3-1 gara 1 dei quarti ma Monza gioca un primo set quasi perfetto e resta dentro la partita a lungo: la svolta arriva con la pressione in battuta, la regia di Giannelli e un muro solido

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Monza spaventa Perugia, quando Davide fa vacillare Golia

C’è una differenza sottile tra una partita scontata e una partita già scritta. La prima può ancora sorprendere, la seconda no. Alla vigilia di Perugia–Monza, gara 1 dei quarti di finale playoff, molti avrebbero parlato della seconda categoria: prima contro ottava, oltre il doppio dei punti in classifica (58 di Perugia contro i 25 di Monza in Regular Season), una delle squadre più forti del mondo contro una formazione giovane e decimata. Eppure la partita del Pala Barton Energy ha raccontato qualcosa di diverso. Perché per lunghi tratti della gara la MINT Vero Volley Monza è riuscita davvero a far vacillare Golia.

Il 3-1 finale della Sir Susa Vim Perugia resta un risultato coerente con i valori tecnici delle due squadre, ma dentro quel punteggio c’è una partita molto più complessa di quanto suggerisca il tabellino. Monza non è venuta a Perugia per limitare i danni. È arrivata con un piano.

Quando il piano regge: il primo set di Monza

Il primo set è il momento in cui quel piano prende forma. Monza vince 25-21 e lo fa con numeri che raccontano un’idea tecnica precisa: 52% in attacco, ricezione stabile e un sistema muro-difesa costruito per togliere ritmo a Perugia.

Non si tratta di improvvisazione. Il muro brianzolo sceglie spesso di orientarsi verso il gioco di banda, cercando di limitare Kamil Semeniuk e raddoppiare l’opposto Wassim Ben Tara, accettando in alcune rotazioni di concedere qualcosa ai centrali. È una decisione che nasce da una consapevolezza: il vero pericolo di Perugia non è solo la qualità dei singoli, ma la velocità con cui la squadra riesce a costruire il proprio sistema offensivo.

Nei primi scambi quella velocità viene rallentata. Perugia si ferma al 44% in attacco, un dato più basso rispetto agli standard della squadra di Angelo Lorenzetti. Gli scambi si allungano, la partita perde fluidità e Monza riesce a portare la gara sul terreno che preferisce: quello della ricostruzione.

In questa fase emerge soprattutto il lavoro difensivo. Leonardo Scanferla garantisce continuità nella seconda linea e la squadra riesce a difendere molto, trasformando diverse situazioni complicate in nuove opportunità offensive. È una pallavolo fatta di pazienza e organizzazione, quella che permette a Monza di restare dentro la partita.

Il coraggio di Frascio e la coralità brianzola

Dentro questo equilibrio trova spazio anche la prestazione di Diego Frascio, uno dei protagonisti della serata. Il classe 2006 si prende un carico offensivo enorme e chiude con 19 punti su 46 attacchi, numeri che raccontano una partita complicata ma anche una grande assunzione di responsabilità.

Frascio non si limita a gestire i palloni: prova continuamente a forzare soluzioni. Mani-out, diagonali strette, pallonetti giocati sul tempo del muro. In più di un’occasione riesce a sfruttare proprio l’aggressività del muro di Perugia, trovando punti intelligenti sulle mani di Oleh Plotnytskyi o dei centrali umbri.

È l’immagine di una squadra giovane ma coraggiosa. Monza resta dentro la partita perché distribuisce responsabilità e perché riesce a trasformare molte difese in nuove azioni offensive. Non è una squadra che subisce la gara, ma una squadra che prova a interpretarla. Il problema è che contro Perugia non basta giocare bene per un set.

Il momento in cui la partita cambia

La svolta arriva lentamente, quasi senza che la partita cambi volto all’improvviso. Dal secondo set la Sir Susa Vim Perugia aumenta la pressione in battuta e comincia a togliere precisione alla ricezione di Monza.

Alla fine della gara il dato racconta bene questa differenza: 56% di ricezione positiva per Perugia contro il 43% di Monza. In una partita di alto livello significa che Simone Giannelli ha avuto quasi sempre palla giocabile, mentre Jan Zimmermann è stato spesso costretto a distribuire lontano dalla rete.

Quando Giannelli può giocare con continuità, il sistema offensivo di Perugia diventa difficile da prevedere. L’attacco umbro si distribuisce con equilibrio tra le bande: 32 attacchi per Ben Tara, 26 per Semeniuk, 22 per Plotnytskyi. Una varietà che impedisce al muro di Monza di stabilizzarsi.

La partita cambia proprio qui. Non in un singolo scambio, ma nella progressiva perdita di controllo del ritmo.

Il dominio silenzioso del centro

Dentro questa trasformazione emerge la partita straordinaria di Roberto Russo. Il centrale azzurro chiude con 9 punti su 10 attacchi (90%) e 9 muri punto, una prestazione che da sola modifica l’equilibrio della gara.

Il suo contributo non è solo numerico. Il primo tempo costringe il muro di Monza a restare più compatto al centro della rete, liberando spazi per le bande. Allo stesso tempo il suo lavoro a muro interrompe più volte il ritmo offensivo brianzolo.

Quando una squadra riesce a produrre 13 muri punto e a mantenere quasi il 50% in attacco, significa che il sistema ha trovato continuità. E Perugia, progressivamente, trova proprio quella continuità che nel primo set era mancata.

Quando la qualità emerge

Monza continua a giocare, ma la partita si sposta sempre più verso Perugia. Il terzo set, chiuso 25-16, è il momento in cui la differenza tecnica diventa evidente. L’attacco brianzolo scende al 29%, mentre quello umbro resta vicino al 50%.

Il muro di Perugia legge sempre meglio le traiettorie e la pressione al servizio riduce ulteriormente le opzioni offensive degli ospiti. Anche l’attacco di banda di Monza perde efficacia: Erik Röhrs si ferma al 32%, mentre il peso dell’attacco ricade sempre di più su Frascio e Martin Atanasov.

A quel punto la partita diventa più controllata. Perugia chiude con un margine complessivo di 96 punti a 78, costruito attraverso piccoli vantaggi distribuiti su tutti i fondamentali.

Una gara che racconta qualcosa di più

La distanza tra le due squadre resta evidente. La classifica della regular season spiegava già molto e la vittoria di Perugia non cambia questa gerarchia. Ma il primo atto della serie ha raccontato qualcosa di più di un semplice incrocio tra prima e ottava.

Monza ha difeso, ha studiato l’avversario, ha costruito una partita intelligente. Per più di metà gara è riuscita davvero a complicare i piani dei campioni in carica.

Alla fine ha vinto la squadra più completa, quella capace di incidere in tutti i fondamentali. Ma dentro questa vittoria resta anche un’altra storia: quella di una squadra che, pur partendo da molto lontano, è riuscita davvero a far vacillare Golia.