Quanto valore porta la Serie A2 al nostro movimento?
Ogni stagione tra dodici e quindici giocatori lasciano la seconda serie per la SuperLega maschile. Metà ci rimane. Un terzo ci costruisce una carriera. Tre anni a confronto
Quanti giocatori salgono davvero dall’A2 alla SuperLega (e quanti ci restano)
Il mercato nel volley maschile non ha una stagione propria. Per i campioni si muove a novembre, se non prima. Il mercato italiano può variare. Tantissimo movimenti si concretizzano ufficiosamente in febbraio quando i playoff non sono ancora cominciati, si consolida in marzo, trova conferma durante le semifinali e lascia i dettagli (pochi) al mese di maggio. Quando la stampa sportiva tira le somme a giugno, gran parte delle scelte sono già fatte. Questo dettaglio non è irrilevante: significa che i club di SuperLega osservano l’A2 per tutto l’arco dell’anno, non come ripiego ma come mercato di riferimento strutturale.
In questo numero di Fuori Rete ho cercato di scattare una fotografia del movimento. Tre stagioni di tabelloni alla mano - 2023-24, 2024-25, 2025-26, con lo sguardo già aperto sul 2026-27 - e il quadro che emerge è più articolato di quanto il racconto consueto sull’A2 come “anticamera eccellente” lasci intuire. Quanti giocatori fanno concretamente il salto? E tra questi, quanti resistono alla pressione della massima serie abbastanza a lungo da diventare protagonisti stabili?
Una porta stretta per i club, più larga per i singoli
Il sistema prevede una sola promossa per stagione tramite i playoff A2. Nel triennio considerato sono salite Emma Villas Siena, Grottazzolina e Cuneo. Tre realtà molto diverse per storia e struttura, accomunate dall’aver percorso la stessa traiettoria. Ma la mobilità societaria è soltanto una parte del fenomeno, e nemmeno la più rilevante in termini numerici.
Il flusso principale è quello individuale: giocatori che lasciano club di A2 o A3 per firmare con squadre già stabilmente radicate nella massima serie. Un mercato che avviene fuori dai riflettori, raramente raccontato in modo sistematico, eppure quantitativamente costante. Ogni stagione si contano tra i dodici e i quindici ingressi verificati da serie inferiori verso la SuperLega, ai quali vanno aggiunti i giocatori che salgono insieme al club promosso. Il totale lordo del triennio supera i quaranta movimenti documentati.
Chi sale e con quale profilo
Non si tratta di movimenti omogenei. Accanto al libero di A2 che firma come secondo in un club di vertice, ci sono palleggiatori titolari che approdano in squadre di media classifica, schiacciatori che avevano già sfiorato la SuperLega anni prima e che tornano con un profilo più maturo. Alessandro Bovolenta lascia Ravenna per Piacenza nel 2024 e diventa immediatamente un elemento cardine del roster, fino a compiere il definitivo salto di qualità quest’anno. Alessandro Fanizza si presenta a Cisterna dal roster di Castellana Grotte come vice Baranowicz. Lo scorso anno fa intravedere qualcosa, nella stagione appena chiusa è il titolare dei pontini, e lo sarà ancora a lungo. Bryan Argilagos passa dal campionato cadetto direttamente alla prima difesa nazionale, quella di Perugia.
Questi tre casi non sono eccezionali. Sono rappresentativi di una categoria di giocatori che l’A2 ha già selezionato e che arrivano in SuperLega senza bisogno di un periodo di adattamento prolungato. Il campionato di seconda serie, almeno nelle sue prime posizioni di classifica, produce giocatori pronti. La domanda più interessante non è se il salto sia possibile, ma con quale frequenza sia duraturo.
Il filtro del secondo anno
Analizzando la classe di giocatori arrivati in SuperLega nel 2024-25 attraverso il tabellone della stagione successiva, il tasso di conferma si attesta intorno al cinquanta per cento per i trasferimenti diretti. Bovolenta, Loreti, Fanizza e Orioli vengono tutti confermati nei rispettivi club. Nicola Cianciotta, arrivato da Castellana Grotte, transita da Perugia a Taranto e resta in massima serie fino alla retrocessione dei pugliesi. Dall’altra parte della bilancia, chi non riesce a ritagliarsi uno spazio sufficiente torna spesso in A2 in una posizione di mercato comunque migliorata rispetto alla partenza.
Il tabellone 2026-27 chiude il ragionamento sul medio periodo. Bovolenta entra nel suo terzo anno consecutivo in SuperLega, Fanizza idem, Luca Loreti compare tra i nomi in bilico per Perugia. Pardo Mati, centrale arrivato dalla cadetteria (era in prestito a Santa Croce) a Modena nell’estate 2024, viene confermato fino al 2027. Il tasso di “radicamento” oltre il secondo anno si assesta intorno al trenta per cento del totale degli ingressi: un valore che la narrazione sull’A2 come mero trampolino non contempla e che meriterebbe più attenzione.
I club che producono
Quattro società di A2 si distinguono in modo netto come fornitori ricorrenti di talento alla SuperLega nel triennio. Ravenna è la più produttiva in termini assoluti: cinque giocatori ceduti in due finestre di mercato, tutti verso destinazioni diverse, nessuna coincidenza. Castellana Grotte ha alimentato tre slot della stagione 2024-25 in un’unica estate. Treviso si rivela particolarmente fertile nel 2025-26, con due giocatori approdati rispettivamente a Perugia e Milano.
Il caso più singolare rimane quello di Cuneo. Il club piemontese ha ceduto giocatori alla SuperLega in due stagioni consecutive prima di conquistare la promozione nel 2025. Giulio Pinali parte per Modena, Nicholas Sighinolfi lo segue, altri escono nella finestra successiva. Cuneo ha funzionato come incubatore della massima serie, e poi ci è entrata essa stessa, portando con sé i giocatori rimasti. Una storia che racconta la permeabilità del sistema meglio di qualsiasi statistica aggregata.
Grottazzolina: il limite del modello
La Yuasa Battery merita uno spazio separato perché rappresenta insieme la dimostrazione più riuscita e il limite più evidente di questo modello. Promossa nell’aprile 2024 con un nucleo identitario intatto, il club marchigiano porta in SuperLega cinque giocatori cresciuti o maturati nel progetto cadetto: Michele Fedrizzi, Marco Cubito, Manuele Marchiani, Andrea Marchisio, Riccardo Vecchi. Nel primo anno ottengono una salvezza che nessuno aveva pronosticato. Nel secondo il nucleo regge ancora, Fedrizzi confermato fino al 2027, gli altri idem.
Poi Grottazzolina scompare dal tabellone 2026-27. Due anni in massima serie, retrocessione alla fine del secondo. La storia è bella e circostanziata, e il modello ha funzionato per tutto il tempo che il livello competitivo lo ha consentito. Ma costruire una permanenza strutturale in SuperLega con il solo organico di un club di A2 promosso, senza un profondo rinnovamento del roster, si è rivelato troppo ambizioso. I giocatori che il club ha portato con sé torneranno probabilmente in seconda serie con una esperienza che varrà qualcosa sul mercato. Il ciclo si chiude e ricomincia.
Cosa rimane
L’A2 maschile italiana immette ogni anno tra i dodici e i quindici giocatori nella massima serie, con continuità e senza che questo venga quasi mai raccontato in forma aggregata. Di questi, circa la metà consolida la presenza per almeno una seconda stagione, un terzo arriva al terzo anno. Il resto rientra in cadetteria con un profilo diverso da quello con cui era partito.
Non è il racconto di un campionato di passaggio. È il racconto di un sistema che seleziona, distribuisce e ricicla talento con una certa precisione. Chi vuole capire come si costruisce una rosa di SuperLega senza attingere esclusivamente all’estero o ai grandi nomi del mercato internazionale trova nell’A2 una risposta concreta, stagione dopo stagione. Il dato c’è. Va solo guardato con la giusta unità di misura.