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# Settori giovanili nel Volley: sviluppo orizzontale o centralizzazione?
- URL: https://fuori-rete.ghost.io/settori-giovanili-nel-volley-sviluppo/
- Published: 2025-11-12T10:48:06.000Z
- Updated: 2026-10-19T19:14:17.000Z
- Description: Fuori Rete – Speciale Settori Giovanili
- Author: Laerte Salvini
- Tags: Newsletter, #Migrated-1792437011359, #Import 2026-10-19 19:13

Come si cresce una campionessa, oggi, nella pallavolo femminile italiana? O meglio, come si sviluppa il talento, si crea una base forte, nel volle di alto livello?  
Meglio accentrare tutto in un’unica academy interna o distribuire la crescita del talento in una rete di società affiliate, tecnici condivisi e percorsi territoriali?  
La risposta — e la tendenza più interessante del nostro movimento guardando all’attuale scenario — sta in mezzo: **lo sviluppo orizzontale**, fondato su alleanze tra club, vivai e progetti federali. Un sistema che, più che centralizzare, **connette**.

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Nel volley femminile italiano la crescita non è un recinto: è una **rete**. Le atlete non vengono “tenute sotto campana” in un’unica struttura, ma percorrono **filiere** che collegano club d’élite e vivai di punta, con passaggi programmati tra giovanili, Serie B1/B2 e, quando serve, prestiti in A2 prima dello sbarco definitivo in A1\. È un modello che ha preso forma in un decennio e oggi mostra una continuità tecnica reale: **partnership pluriennali**, **consorzi** e **progetti federali** che incastrano pezzi diversi dello stesso puzzle.

Il caso più attuale è la **partnership triennale Chieri–Volleyrò**, formalizzata l’11 novembre 2025 con opzione di rinnovo. Unisce un club di vertice della A1 a quello che è, numeri alla mano, il vivaio più prolifico del Paese per titoli e atlete sbocciate nel professionismo. L’accordo è costruito su un asse tecnico e valoriale, con un canale preferenziale dal settore giovanile romano alla prima squadra piemontese e un lavoro condiviso su staff, formazione e percorsi scolastici delle atlete.

Parallelamente, **Savino Del Bene Scandicci** ha scelto la via dell’“internalizzazione”: dopo anni di collaborazione proprio con Volleyrò, nel marzo 2024 ha aperto la **Savino Del Bene Volley Academy** con il C.S. San Michele Firenze. È un’impostazione “accademica” a controllo diretto: metodologia unica dall’Under 13 in su, staff condivisi, foresterie e pipeline definita fino ai campionati senior. È l’altra faccia del modello italiano: quando la struttura è abbastanza solida, si riportano in casa asset e conoscenze per presidiare l’intero ciclo formativo.

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Se c’è però un laboratorio che ha fatto scuola, è **Conegliano** con **San Donà**. Nel 2013 Imoco ha formalizzato il legame con **Volley Pool Piave**, trasformando “Imoco Volley San Donà” nel perno dell’area giovanile gialloblù e poi estendendo la rete con nodi tecnici come Anderlini Modena, Visette Milano e altri satelliti Next Gen. È un vivaio **territoriale**, ma con antenne nazionali: le “Panterine” giocano, vincono, salgono di categoria nei campionati senior e alimentano la prima squadra e l’intera A1\. L’accordo del 2013 ha dato la direzione; gli sviluppi degli ultimi anni (inclusi nuovi collegamenti come Chions-Fiume) mostrano una struttura che continua ad allargarsi.

Dentro questa filiera vanno collocati i **nomi giusti**. **Merit Adigwe** (2006), opposta italiana, è cresciuta a **Imoco Volley San Donà** (B1) ed è stata integrata stabilmente a Conegliano come “vice Haak” dopo aver già riempito la bacheca tra Supercoppa, Coppa Italia, Scudetto, Mondiale per Club e Champions: un esempio nitido di come l’“under” resti dentro la sfera tecnica di chi l’ha formata, trovando campo gradualmente. **Marina Lubian**, centrale della Nazionale, arriva dal percorso Lilliput–**Club Italia** e si è completata proprio a Conegliano, diventando un cardine del sistema-Imoco. **Chidera Blessing Eze** (2003) è la palleggiatrice che Bergamo ha scelto per il 2025/26 dopo tre stagioni formative in A2 e l’ultima da protagonista a Talmassons in A1: premiata come miglior regista all’Europeo U22, viene da un percorso giovanile agganciato al bacino Imoco e mostra quanto la pipeline “B/A2 → A1” sia centrale nel nostro ecosistema.

C’è poi la traiettoria che più di tutte racconta la **forza della rete**: **Eleonora Fersino**. Inizia a Chioggia, si forma a **Volley Pool Piave San Donà** dove converte il ruolo da banda a libero, viene inserita a 18 anni nella **rosa Imoco** (“da panterina a Pantera”), si fa le ossa tra Bergamo e Novara, e nel 2025, dopo aver contribuito alla vittoria del Mondiale, viene presentata come nuovo **libero di Numia Vero Volley Milano**. È Campionessa del Mondo e il suo percorso mostra quegli snodi tipici del modello italiano: vivaio di prossimità, primo contatto con l’A1, step di crescita in club che garantiscono minutaggio, ritorno nell’élite in una big di Champions.

In mezzo a questi casi, il **Consorzio Vero Volley** rappresenta l’esperimento più “orizzontale” del Paese: non una partnership bilaterale, ma un **ecosistema** che integra settore femminile e maschile, scuole di pallavolo, società affiliate (oltre 60), migliaia di tesserati e una proposta tecnico-educativa che va dal minivolley alla A1/SuperLega. La filosofia è “dai giovani alla Serie A”, con squadre under inserite in campionati nazionali (B/B2) e un canale di rientro verso le prime squadre. È il formato che più si avvicina a un campus diffuso capace di autosostentarsi grazie a scala, eventi, marketing e una governance dedicata.

Il terzo pilastro è **Club Italia**, la “cerniera” federale che da trent’anni prende le migliori Under e le mette a giocare da subito contro adulti, oggi in A2: calendario dedicato, base al Centro Pavesi, filosofia prestazionale ma con tutela dei carichi e della dual career. Da quel progetto sono passate Egonu, Orro, Malinov, Pietrini e tante altre che oggi fanno da ponte tra vivai privati e Nazionale. Anche per il 2025/26 il perimetro è chiaro: A2, roster giovane, programmazione centralizzata.

Questo impianto — partnership come **Chieri–Volleyrò**, accademie proprietarie come **Scandicci–San Michele**, reti tipo **Vero Volley**, filiere **Imoco–San Donà** — ha una logica sportiva precisa: **minutaggio progressivo** in B1/B2, salto in A2 quando l’impatto fisico è pronto, e solo dopo l’ingresso in A1 con spazi reali di rotazione. È così che una opposta del 2006 come **Adigwe** può stare in un roster da titolo senza bruciarsi; che una centrale come **Lubian** diventa stabilmente da Champions; che una palleggiatrice under come **Eze** possa prendersi una A1 da titolare; che una “regista” di seconda linea diventi leader difensiva come **Fersino**. Ogni tappa ha un perché tecnico e un luogo giusto dove farla.

Allargando lo sguardo, l’Italia non è un’eccezione isolata: **Turchia**, **Brasile** e **Stati Uniti** offrono tre strade diverse. In Turchia i top-club (**VakıfBank, Eczacıbaşı, Fenerbahçe**) gestiscono academy interne con pipeline verticali e squadre giovanili che militano nei campionati nazionali senior: controllo totale del metodo. In Brasile la filiera passa da club e scuole/università, con una base sterminata e una standardizzazione dei tornei giovanili che alimenta le selezioni nazionali. Negli USA, invece, il vivaio coincide con la **NCAA**: quattro anni di alto livello collegiale e poi l’ingresso nei campionati professionistici europei. L’Italia sta nel mezzo: non centralizza come Istanbul, non delegaa solo al college come gli USA, ma **distribuisce** competenze su club, consorzi e FIPAV, mantenendo permeabilità tra i livelli.

La **sostenibilità** di questo sistema poggia su tre leve: economica (condivisione di costi e benefici tra società collegate), sportiva (graduale inserimento di Under nelle rose A1 senza intaccare la competitività), e umana (tutela di studio e benessere psicologico nei limiti di un’attività in ogni caso impegnativa sin dalla tenera età). Quando questi tre binari corrono insieme, il modello rende. Lo dimostrano Chieri che integra **Nervini**, Milano che affida la difesa a **Fersino**, Bergamo che scommette su **Eze**, Conegliano che allevaa **Adigwe** nel proprio sistema, ormai sempre più parte integrante dei successi dell’Imoco.

La fotografia è chiara: i club di A1 non considerano più il vivaio un onere, ma un **asset tecnico e identitario**. C’è ancora spazio di miglioramento — il Sud fatica a costruire strutture di eccellenza ad esempio, e molti club della massima serie ancora non hanno una rete consolidata alla quale attingere, ma la strada intrapresa sembra quella giusta, prova nè sono i tanti casi studio riscontrabili, e che in parte riproporrò nei prossimi numeri di questa newsletter.

Il leit motiv è semplice: strutturare i vari comparti, creare standard per tecnici giovanili, dare incentivi per chi valorizza le Under italiane. In parte già ci sono misure che mirano all’interdipendenza: ognuna di queste reti può vivere solo se l’altra resta in salute. È questa la vera centralizzazione del modello italiano: non nelle mani di una società, ma nella fiducia reciproca tra molte.